Social Project, perché in inglese fa più figo.

È ora di cominciare duro!Come ripetuto in passato – in qualche articolo che non ho voglia di ripescare, per poi linkarlo in una parola tipo “QUI” – l’utilizzo dei social è una cosa per me tanto attraente quanto faticosa. Quante volte ti è capitato di fare una foto a un bel panorama, a un oggetto … More Social Project, perché in inglese fa più figo.

La felicità in quattro parole.

Ciao!Oggi per cominciare, ti dirò cinque parole che descrivono questo articolo: chi, cazzo, meloha, fatto, fare? Vabbè, dai. Sono partito pesante, ma alla fine non è così grave la situa.Riproviamo: rewind! ?araf ,ottaf ,aholem, ozzac ,ihc : olocitra otseuq onovircsed ehc elorap euqnic òrid it, eraicnimoc rep iggO!oiaC Play. Ciao!Ho accettato un lavoro da proofreader. … More La felicità in quattro parole.

The magic order: e le velocissime lasagne americane di zia Rosi.

Americano.L’unica parola che mi viene in mente pensando a The magic order. Che non è un insulto… non in questo caso per lo meno. Solo una caratteristica dello stile del fumetto e del caro Mark Millar, che è un bel gingerino. Anche se ammetto che spesso ho dialoghi in fumetteria di questo tipo:“È di Millar.”“Miller?!”“No, … More The magic order: e le velocissime lasagne americane di zia Rosi.

Ipotizziamo che…

Ultimamente ho preso gusto (come sono partito a razzo, visto?) a fare domande alle persone.Non che prima non lo facessi, ma erano domande all’interno della conversazioni. Domande giustificate. Coerenti. E non domande che fanno emergere il quesito “ma a chi cacchio mi sono seduto a fianco su questo bus?”. Piuttosto, domande che sto collezionando – … More Ipotizziamo che…