Non so se nel mare, ma di certo è in fondo.

Te la butto lì…
Si trova troppa gente che non sa lavorare.

Non intendo nel proprio lavoro.
Per quello non posso saperlo. Tremendamente soggettivo. Immagino che un muratore sappia fare il muratore e non usi branzini al posto dei mattoni. Poi certo, potrebbe spacciarsi per un ottimo muratore e tirare su una parete a lisca di pesce, ma comunque conoscerà il suo lavoro… penso. NON MI DISTRARRE!

Il punto è: in generale. La gente non sa lavorare in generale.
Nel senso generico del termine. Genericamente insieme. In team. Capisci? (L’ho tiratissima per i capelli).
Nel senso che ci sono delle difficoltà notevoli nel riuscire a perseguire un obiettivo comune e continua a inciamparsi e spesso senza nemmeno rendersi conto che si ha i denti piantati in uno scoglio.

Scioccante? Se sì, temo tu faccia parte di questo gruppo di persone.
Se no, scrivimi che facciamo tanti progetti assieme e diventeremo ricchi e potremmo sconfiggere tutti i totani del mondo!

Addentrandomi in lavori diversi da quelli dell’educatore – che prevalentemente era un impiego fatto in solitaria, in cui persone mi dicevano cosa fare e la mia esperienza non era tanta da rendermi conto di cosa mi venisse richiesto – ho notato come ci siano proprio delle voragini in cui ogni carpa può cascare.

Il senso potrebbe non essere chiaro, quindi ti identifico tre punti per spiegarti il concetto, denominandoli con nomi appropriati, del tutto inerenti all’argomento che sto trattando:

La platessa.
Ovvero il problema della comunicazione. Dovrebbe venire naturale che, se si lavora in un piccolo team, il rendere chiaro – non solo quello che si richiede – ma anche quello che si sta facendo.
Per quanto riguarda quello che si vuole che gli altri facciano – beh – direi che ci arriviamo, no? Se ti chiedo una spigola non mi aspetto che mi arrivi con un’orata. Però è un aspetto subdolo perché potrei richiedere un lavoro, ma non specificare come o con che tempistiche lo voglio. Ciò porta confusione e la confusione alla dimenticanza.
Per quanto riguarda l’altra parte, con tutti questi mari di social e messaggistica che abbiamo, io – anche da impiegato – vorrei sapere se sono arrivati i volantini, se c’è da cambiare una grafica, o se rischio di non vedere il salario. Saperlo – oltre a far sentire parte del banco – permette di stare aggiornati, avere idee e… e… altre cose.

Sogliola.
Parte fondamentale, ma spesso trascurato è il morale. Pensare di stare in un ambiente lavorativo – soprattutto non aziendale dove ci sono comunque compiti chiari e lavori prestabiliti – in cui si respira ostilità, anche solo velata, porta a essere una medusa al sole. Svegliarsi la mattina con l’idea di non salpare per un’avventura, ma andare a naufragare in quattro pareti per svariate ore non permette di sentirsi utili. Ed è frustrante. Ciò toglie energie e spirito di iniziativa con la conseguenza di sentirsi senza aria e boccheggiare fino al termine del turno.
E quindi, perché no?! Continuiamo a tenere quel sano passivo aggressivo nei messaggi, che può solo che soffiare vento a favore.

Dentice.
Finiamo con il pesce con cui si dovrebbe sbattere in faccia tutti i tonni nell’ambiente lavorativo: l’Ego.
Vedo com’è difficile per – pressappoco – chiunque dire: questa cosa non la so fare, pensaci tu. Oppure, questa cosa la so fare, ma voglio darti fiducia e lasciarti portare avanti questo lavoro. Invece no. Bisogna dire la propria, rifiutare lavori dei quali non si è d’accordo anche se non si anno competenze.
Capisco se il lavoro delegato rischia di annegare il progetto, ma se spessissimo sono piccoli granelli di sabbia che si possono modificare.

Ora…
Capisco che questi tre concetti siano ancora lontani, al di là di una barriera corallina che spaventa perché si pensa che attraversarla porti tagli e ferite. Ma non ci sono piranha a seguirne l’odore. Non si affonda da un un mese all’altro.
Per questo penso che tutto ciò dovrebbe essere insegnato e smettere di abboccare alla falsità che è così e non può essere diversamente. Cambiare il mondo del lavoro – ma come aiutare l’ambiente, eliminare il bullismo, scansare le guerre – debba partire da una nuova educazione.

Personalmente, mi sento balena in una retino per pesci rossi.
E tu?


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