Quanto ci metti a scoprirlo?

Da un po’ che non ti scrivo.
Capisco ti possa sentire bistrattato, ma non è così. È solo la mia vita che è un Carnevale di emozioni e impegni.

Però mi sono detto che un argomento leggero potrei spremerlo fuori, come una piccola sfera di pus da un brufolo particolarmente denso. E quindi eccoci qui, a parlare tra noi con il sonno spalmabile che contraddistingue una mattina passata in teatro a tenere aperto per un evento del comune e la sveglia alle 6.

Esiste un binomio molto importante per il benessere psicofisico delle persone:
– Essere alti.
– I lavandini per disabili.

C’è la possibilità che io sopravvaluti le tue capacità cognitive e sia certo che tu abbia già capito dove voglia andare a parare. Per me è lampante. C’è un solo risultato a questa operazione.
Se hai capito ti invito a saltare un paio di paragrafi. In caso contrario ti scrivo ancora qualcosa, per lasciarti il tempo di arrivarci in solitaria; un po’ come quando leggi un giallo e prima di svelare l’assassino fanno una partita di burraco con il maggiordomo.

Se non hai compreso e assaporato la fortuna di avere questi due elementi insieme – essere alti e il lavandino per disabili – fammi elogiare le forme di quest’ultimo. Infatti, i lavandini per disabili – e potrei semplicemente chiamarli lavandini, ma mi dona soddisfazione dirlo per intero, per ragioni che comprenderai a breve – ha questa forma incava, sul davanti, che permette a chi è seduto sulla carrozzina, di poter essere comodo nelle vari lavaggi e risciacqui.

Nei gialli non ci sono delle parole in grassetto per evidenziare che quella macchia sul vestito era importante o che il tipo scrivesse con la destra, ma la sigaretta la fumasse con la sinistra. Però, se non hai ancora capito io credo che qui dovremmo farci due domande, no?
Vabbè, andiamo avanti.

Capita che nei bagni non ci sia il bidet – e per forza di cose qui devi aver capito – e sappiamo quanto la carta igienica abbia dei limiti che, senza averne colpa, le impediscono un lavoro approfondito. E se si cerca di renderlo tale, il rischio è la l’irritazione e la lacerazione delle carni… o un foro improvviso che ti lascia un leggero senso di sorpresa e un dito nel culo.

Per questo motivo se sei almeno alto 1.83 – come il sottoscritto – e ti trovi in una situazione particolarmente gocciolante – come spesso capita sempre al sottoscritto – trovarti in un bagno dei disabili con una buona serratura è spesso la salvezza e non perdere per sempre l’unghia del medio della mano destra.
E da adesso mi rifiuto di pensare che tu non abbia capito.

Potrei mentire dicendo che non ne vado fiero, ma c’è qualcosa in quest’azione che mi rende proprio orgoglioso.
Sono convinto che anche Einstein lo facesse. Non so quanto fosse alto, ma uno sgabello lo si trova sempre!

Ti fa pensare di aver aggirato il sistema, di aver sconfitto l’oppressione, di aver reso il mondo un po’ più accessibile – non solo per i disabili. E questo succede ogni volta! Ogni volta che faccio gargarismi al rovescio in un lavandino per disabili.
Anche se la chiave non funziona e devo tenerla chiusa col piede; anche se il boiler è impostato alla temperata giornaliera di Mercurio; anche se se so che dopo di me c’è bambino che regge una busta trasparente con dentro dentifricio e spazzolino.

Anche se ci sono tutte queste cose, nulla mi può togliere questa soddisfazione.
Neanche un crampo alla gamba.
Neanche un orifizio ustionato.
Neanche un bambino che chiede del collutorio.

Nulla di tutto questo…
mi impedirà di lavarmi il culo nel lavandino per disabili.


Una risposta a "Quanto ci metti a scoprirlo?"

  1. Pensa che io invece detesto i bagni per disabili: stare in chinino a fare pipì sulla tazza TROPPO alta è difficilissimo e finisco sempre per schizzarmi di urina! :( Oltretutto, spesso rischio di toccare la tazza con le mutande e mi fa davvero schifo. Comunque, puoi usare della carta igienica bagnata per pulirti il sedere, oppure delle salviette apposite. ;)

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