Bustabest!

Hola! Da un po’ che non ci sentiamo.
C’è stata l’estate e i vari impacci lavorativi di cui penso di averti parlato in passato. Ma ora dovrebbe essere più tranquilla la situa (come dicono i non più tanto giovani). L’estate sta finendo (come dicono le canzoni non più tanto giovani) e si ritorna dalle vacanze. E non ci crederai ma mi farebbe piacere parlarti del mio viaggio e tutto quello che ci sta intorno a Budabest!

“Quello che ci sta intorno” è una frase per indicare che ho delle riflessioni personali sul concetto di vacanza, ma che ti darei a fine articolo – sperando di ricordarmelo – e prima parlarti di questa grande città.

Intanto c’è da dire che Bucapest è una città mediocre.
Sì, cioè, non è che abbia un fascino particolare. Rimane un po’ lì, senza carattere. L’unica cosa che lascia una nota di colore è il fatto che abbia le terme. E questo sarà il punto primo!

Le terme.
Ho potuto pucciare, in acque di diversa temperatura, la mia chincaglieria in due luoghi diversi. E ora vorrai anche saperti dire i nomi, magari, di questi luoghi, ma non mi vengono in mente. Forse il primo è Geller, o una roba simile. Non estremamente mainstream, ma molto grande e frequentata. Bella la struttura, meno i turisti che la popolavano (ma ci arriviamo).

La seconda era quella serale. Si chiama proprio così, almeno nella mia testa. Quella serale. Se non erro è l’unica in cui puoi andarci la notte, dalle dieci fino le tre. L’interno è diviso tra la parte antica, molto carina, e quella più nuova in cui è presente la vasca sul terrazzo che ti fa vedere tuuuuuutta una piccola parte del Danubio – perché sarà, sì e no, una decina di metri d’altezza, se non meno. Esperienza interessante, se non fosse – zan zan zaaaaaaan (era da un po’ che non lo scrivevo zan zan zan) – per i turisti.

Ora…
Ovviamente anche io ero un turista e non ho nulla contro il turista di per sé. O almeno ce l’ho con un’intensità media con cui ce l’abbiamo un po’ tutti. Quello che era un po’ fastidioso deriva dal cozzare tra la realtà e una mia aspettativa: terme uguale silenzio e relax.
Mi aspettavo questi posti fumosi in cui la gente al limite bisbiglia mi si sta lessando il perineo, ma con grande discrezione e dignità. Invece trovo gente che parla come fosse al mercato di perinei lessi.
Un po’ un peccato. Vorrei riprovare l’esperienza, ma in vasche più discrete… una di quelle magari dove va la malavita e la malavita, si sa, parla sempre piano.

Ultima cosa: se volete provare l’esperienza di non sentire più le gambe, passate dalla vasca da quaranta a quella di venti gradi, per poter dire “non ho più i genitali”.

Plastica.
A Bustarest fanno la differenziata, anche se non ho ben capito come.
Una cosa però è certa: non schiacciano le bottiglie. Non è una notizia sensazionale, me ne rendo conto, ma…!
Si vedono spessissimo gruppetti di due o tre persone, con sacchi neri sulle spalle, che rovistano nei bidoni per cogliere questi frutti, evidentemente preziosi, che sono le bottiglie – non schiacciate – di plastica. Immagino ci siano quei punti di ritiro che traducono la bottiglia in moneta sonante, che a sua volta diventa, immagino, alcol o tabacco.

E forse, quello che ho appena scritto potrebbe essere un po’ razzista (? Forse?) perché ovviamente questi mini plotoni post-apocalittici non sono facoltosi intenditore del polimero che estraggono il prodotto con guanti adatti, ma sono prevalentemente persone che devono campare in qualche modo.

E qui la mia domanda: ma la gente lascia le bottiglie intonse in segno di solidarietà? Non lo sapremo mai.

Gru.
Il bonus 110 ha fatto miracoli e l’ha fatto anche a Dudafest.
Gru ogni dove e io mi sono divertito a fotografarle – e anche di questo divertimento te ne parlo fra poco perché, eheh, c’è tutta una cosa… vabbè.
Non c’è molto da dire in realtà. C’erano anche molte impalcature.

Tobacco
No, non è un refuso. Sulle insegne c’era proprio scritto tObacco. A me divertiva pensare che fosse un astuto modo per non scrivere tabacco, dato che lì fumare è molto più una menata. Non si può esporre o pubblicizzare tutto quello che rientri nella categoria. Non si fuma nei parchi, dalle fermate del bus o vicino cinque metri dai locali. E a quanto pare sono molto rigidi su questo aspetto… aspetto che non posso confermare, visto che ho fumato in tutti i luoghi sopra elencati.

Però, appunto, ho pensato, se non si può pubblicizzare il tabacco lo scrivono male così, ah!, fregati tutti! e invece no. Sono andato ora a tradurlo ed è semplicemente la traduzione di tabacco.
Chi l’avrebbe mai detto?

Thai massage!
Nel quartiere ebraico, in cui stavamo, c’erano un sacco di thai massage!, senza punto esclamativo in realtà. Ma era divertente dire ogni volta che ne avvistavamo uno, thai massage!, forse anche qui con un accento che potrebbe essere poco rispettoso per l’etnia.

Se non sai cosa sia un thai massage! è come un massaggio, ma dove di strappano gli arti. Cercalo su Google!

Ristoranti, pub e street food.

Una delle cose che mi han fatto strano sono i tantissimi di questi locali spesso vuoti o quasi. Nonostante il turismo sia importante e presente, è come se l’offerta superasse di gran lunga la domanda. Quinti ti trovi nei locali storici o recensiti, pieni di persone, e qualche metro più in là il proprietario di un taco-shop a testa china che si guarda i reel dei thai massage!

Una situazione un po’ triste e insipida. Questi locali effettivamente parevano ideati con la IA, se capisci che intendo. Immagino per questa poca affluenza nel andarsi a rifocillare in tali posti, che molte vetrine erano di negozi abbandonati. Mi dirai, probabilmente è così perché il turista non va al sushi, ma vuole la vera tradizione. Probabilmente.
Ma andiamo avanti.


Ora come ora non mi viene in mente altro.
Quindi arriverei al concetto preannunciato e per cui so che – sicuramente – stai scalpitando. Ed è il seguente…
Che vacanze mi piacciono? Una domanda che puoi rigirare anche a te, se non te la fossi mai posta.

Io non credo di saperlo. Del tutto, almeno; ma questo viaggio mi ha smosso qualcosa.
Vedere musei, edifici e attrazioni in senso lato è interessante. Lo è anche non fare nulla per una settimana ed abbronzarsi il perineo. Ma non penso sia il mio. Ho bisogno di creare costantemente – inteso nei periodi, non in ogni secondo – e se non faccio quello devo vivere un’esperienza arricchente, diversa. La chiesa antica può essere affascinante (magari con una guida esperta che – grazie al cielo e ai thai massage! – ci è capitata per la moschea più grande d’Europa. Francesco uno di noi!) però non sto vivendo qualcosa. Non so se mi spiego.

Andare nelle terme sul terrazzino, può essere bello… se si è da soli a parlare e fare bolle che scorrono il lesso perineo, ma non in una ventina accalcati, sfiorandosi costantemente e provando quella sensazione tra il disgusto e lo strano piacere. Per me molto più interessante vedere da quel terrazzino una macchina accostare, scendere un cinese (razzista; non so se era cinese) lasciando le luci accese, attraversare la strada e far foto all’autovettura stessa con sullo sfondo il Ponte delle catene.
Chi è costui e cosa vuole fare con quelle foto? Incredibile spunto per mille storie.

Quindi, sulla navetta che portava dall’aeroporto di Bufapest al centro, mi facevo queste domande. Cosa mi piace di una vacanza e come posso sfruttare la mia presenza in quel momento?

Mi sono detto che, probabilmente io ne avrei scelta un’altra, ma la mia condizione di tranquillità in tutte le vacanze che ho fatto fin da bambino, mi comportava la passività più completa. Organizzate, fate e poi ditemi; mi va bene tutto. Basta non aver un itinerario serratissimo che poi comporta il non godersi le cose e mi va bene qualunque cosa. Non aiuto a organizzare la vacanza e quindi non romperò nemmeno le parti lesse che avete dentro e fuori di voi.

Questo era il mio mantra nelle vacanze.
Risultato? Non ricordami quasi nulla di quello che ho fatto. Mi son detto, quindi, che forse era meglio essere attivi in qualche modo. E così faccio delle storie.

Un po’ tutti i sensi – ma non quello che “mi lamento” – perché ho iniziato a fare le storie su Instagram cercando comunque di raccontare un qualcosa. E, te lo devo dire, è stato divertentissimo.
Intanto ti invito ad andare a vedere le storie in evidenza per capire di cosa parlo. Ripescando dal mio modo preferito di raccontare, mutamente, qualcosa lasciando spazio a chi guarda di dare un significato. Ma poi, la liberà di non farmi seghe mentali e pensare cosa avrebbe detto la gente; sia quella che mi guardava scattare o riprendere, sia gli altri – in cui ne fai parte – che le guardano e in qualche modo le giudicano (bene o male che sia).

Spero davvero che quel viaggio mi abbia cambiato, almeno un pochino.
E ora che ho finito questa riflessione, ti saluto con un…
Thai massage!


P.S: Il titolo è Bustabest perché mi divertivo a ripetere, sbagliando, il nome di Budapest, come avrai notato, in modo ogni volta diverso e tra i più gettonati c’era, appunto, Bustabest!


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