Mi sono lanciato una sfida standappara.
All’ultima serata open-mic in cui ho fatto da MC, ho chiesto al pubblico di darmi un tema per scrivere un pezzo un mese dopo e il tema è (ciao, in ogni caso, non avevo salutato, perdonami) i cessi chimici!
Un’incredibile tematica – mi dirai – per te che non fai altro che parlare di evacuazioni ininterrotte al chiaro di luna sui giardini dei vicini! Beh, intanto, chi ti ha detto cosa faccio di notte? E seconda cosa ti devo fermare.
Nuovo paragrafo.
Un conto è parlare di quello che esce. Un conto è parlare di cosa lo accoglie.
Hai mai letto miei articoli sugli scarichi difficili, su combattimenti contro kraken fecali o combattimenti contro mechakraken fecali dell’Abbruzzo? La risposta è no, ed è no anche la risposta della domanda successiva: non ho mai avuto esperienze particolari con i cessi chimici.
Capisci che scrivere qualcosa su un elemento così particolare è difficile.
Il momento più complicato l’ho avuto su quel Flixbus, ma ne ho già scritto un articolo che linkerei se solo lo trovassi. E non è propriamente un cesso chimico, piuttosto un simulatore di situazioni del cazzo. Mi immagino un programma televisivo in Giappone in cui riprendono proprio questo.
L’altra cosa che mi viene in mente è che a casa ne ho uno portatile.
Non chiedermi perché, che comunque te lo dico ora: è stato trovato svuotando un container, volevano buttarlo ma era nuovo e io l’ho tenuto. Penso che anche il perché io e altre persone stessimo svuotando un container potrebbe essere una domanda interessante.
Mi piacerebbe tantissimo parlare dei cessi chimici nei rave.
Immaginare questi fratelli d’arme, dalle divise rosse e azzurre, con un cuore rovesciato sul petto, che devono tener fronte alla peggiore delle guerre. Sotto bombardamenti immagino che si gridino frasi del tipo:
Ne è caduto un altro, signore!, oppure…
Abbiamo dentro il fuoco nemico!, o anche…
La mia levetta si è rotta, sergente, lasciatemi qui.
Stanno arrivando i rinforzi. Resisti e vedrai che tornerai a igienizzare il tuo nastro trasportatore come un tempo.
Penso che sia… troppo… ta… ta… glglglgl…
Bella quest’analogia tra la guerra e i cessi vero? Se penso troppo all’ultimo dialogo mi vengono i conati.
Sarà comunque un’analogia? Mah…
In ogni caso potrebbe forse andare meglio, potrei svilupparla, ma lascerei un attimo di spazio per qualche altra idea. E, ovviamente, se volessi suggerirne una, puoi farlo nei commenti. Perché sono un vero internettiano e so come funzionano queste cose. Metti un like!
…
E iscriviti!
…
Già.
Comunque…
Ecco un’improvvisata di dieci cose brutte che possono accadere in un bagno chimico:
- Uno, la devi fare brutta, ma la serratura non si chiude e richiami tutto lo yoga del mondo per sporgerti in avanti, ma inarcando la schiena, per puntare l’ano in basso perché non vuoi far trovare la Sindone alla persona successiva.
- Due (facciamo le cinque cose più brutte, che dieci son tante), una macchina scontra il gabbiotto che si ribalta in avanti. Lo so, lo so, questa la si è già vista in qualche film, probabilmente, ma è comunque una cosa brutta. Potrebbe andare peggio… ci penso e ti dico come, ma sono sicuro che ci sia uno scenario peggiore.
- Tre, bevete in compagnia un margarita ghiacciato a base di fagioli e olio di prugna e ti viene una futta – attacco di cacca/diarrea – simultaneamente a due tuoi amici o amiche e c’è solo un bagno chimico. Tutte e tre (non a caso è il punto tre) irradiate il fondo di quel buco seduti come una maschera trifaccia. Ti lascerei all’immaginazione, ma se hai un dubbio potrai cliccare QUI al e poi dire aaaaaah!
Mi diverte, vedendo le espressioni delle maschere, che siano in qualche modo anche quelle delle tre persone. Con quella a sinistra che per qualche motivo è compiaciuta della situazione; magari era da tempo che desiderava un’esperienza intima per farla legare alle altre due, vai a sapere. - Quattro, ti vengono ad arrestare. Non è che ci sia molto da dire, penso solo sia un brutto momento per farsi arrestare. Anche perché, in quel caso, un semplice occupato non ti può salvare.
- Cinque, aver deciso di andare a quel party/concerto con dei pantaloni in lattice ed essere costretti a fare un buco, ma – dato che non hai altri pantaloni di ricambio – cerchi di farlo il più piccolo possibile e far passare tutto il contenuto di quella serata che ha attraversato l’intestino, da quel piccolo forellino, facendo effetto didò (ho cercato un’immagine per rendere questa bell’immagine, ma non l’ho trovata).
- Sei (dai facciamone ancora una), ti cade il telefono dentro. E che fai? Lo lasceresti lì, però hai davvero tutto dentro. Il numero della ragazza che hai conosciuto quella sera e se n’è andata, delle foto per un lavoro importante e altre cose sicuramente che non si possono mollare tipo dei pantaloni in lattice visti su Vinted. Quindi, c’è solo da rimboccarsi le maniche e pescare finché non si trova il solido giusto.
Dai, anche quest’idea potrebbe essere caruccia, anche perché si possono dire… ah!
A ferragosto! Ecco come potrebbe andare male il punto due. Succede a ferragosto, con nessuno che possa aiutare e un caldo caraibico che fa fermentare quello che ora ti veste da capo a piedi. Bello, eh? Ho già l’acquolina.
Vorrei mettere una terza idea, perché mi piace arrivare almeno a tre e lo dico io, sicuramente non le regole narrative. Quindi ecco un gioco che si può fare con un cesso chimico (vero, non portatile):
C’è la musica e tutti corrono in cerchio, intorno al cesso chimico, quando si ferma la musica tuttz si mettono a urlare e a scuotere il cesso, così la persona che doveva cagare velocemente fa più fatica. E poi la musica riprende e via così finché il gioco non finisce quando si sentono da dentro i tipici suoni di un combattimento contro il mechakraken fetido dell’Abbruzzo.
Forse non è il migliore dei giochi, ma non mi è venuto in mente altro.
Questo è tutto, perché non ho molto altro, ma – ehi! – confido nei vostri commenti *occhiolini occhiolini*.
Ma direi che per oggi possiamo fermarci qua e magari, forse, probabilmente no, ti racconterò com’è andato il pezzo di stand up sui cessi chimici.
Un piccolo abbraccio in lattice <3
Cia’
P.S: il container stava in dei giardini e l’aveva fatto portare, vincendo un bando, l’associazione che li gestiva. Quando la gestione è passata di mano hanno dovuto svuotarlo prima di farlo portare via. Mi dispiace, nessuna storia di furti su navi mercantili.
Sono un hater. Non è possibile che a Genova uno deva pagare due euro per il biglietto delll’autobus.
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Ho sperato per un momento che fossi mio hater. Avrei potuto dire: “Guarda mamma! Ho un hater!”
E invece no.
Comunque c’è la metto gratis per i residenti e gli abbonamenti sono stati di molto abbassati. Ma mi fermo qui perché non ne so nulla di gestione delle finanze nei trasporti pubblici.
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