DISCLAIMER:
Quest’articolo – insieme ai due precedenti – li ho scritti varie settimane fa in un periodo delicato in momenti diversi. Mi rendo conto che ci sono similitudini con QUESTO articolo. Potevo pubblicarne solo uno dei due, ma oramai l’ho scritto e lo pubblico lo stesso che non mi piace sprecare la fatica. Buon proseguimento
Si potrebbe suddividere la vita di chiunque in periodi, sottocategorie.
Sicuramente ci sono le varie fasce d’età e di maturazione, che ciascuno ha diverse. Io, per esempio, sono quella in cui sto capendo che se vuoi creare qualcosa devi cominciare a farla… con solo una quindicina di anni in ritardo (secondo un sondaggio fatto su un campione di migliaia di madri italiane).
Ma se vogliamo andare a vedere ne possiamo trovare molte altre.
Uno dei miei parametri è quello, per i periodi molto brevi, di voler trovare una quadra – interna ed esterna – che mi faccia sentire appagato. Non so se capisci cosa intendo, ma forse sono stato troppo serio fino ad adesso. Fammi riprendere…
Ho vissuto molti anni così:
Fre’ – sono io il fre’ in questione – sicuro troverai un modo per esprimere, e guadagnare cazzo!, quello che senti. Quindi da domani (di solito era più “da lunedì prossimo”) facciamo un bel piano, ti metti sotto e fai tutte le centotredici cose che vorresti fare.
E io – il fre’ in questione – dicevo, ha senso.
Inutile dirti che non ha ASSOLUTAMENTE senso e che assomiglia più che a una resurrezione di una gloriosa fenice, al suicidio di un dell’autostima sotto forma di pollo al forno con una lattina di birra nel retto (è una ricetta che esiste. Googloglagla).
Per ogni tentativo c’era un metodo, un calendario, un’agenda, un modo diverso di approcciarsi per questo glorioso trionfo che, però ragazzi, non faceva per me. Non sono quel tipo di persona e – forse – forse non lo sarò mai.
Quindi adesso l’approccio è diverso.
Mi sento più un neonato che ha cominciato a vedere e distinguere delle ombre e che va a tentoni. Uno di questi tentoni ha un nome: Le piccole storie assurde di Gennaro. Francamente, l’intenzione era di parlarti di questa newsletter, ma mi sembra di aver preso già troppo spazio in questo articolo spiegando il mio mondo interiore e credo che quindi finirò con questo discorso, tenendomi magari per un altro articolo (spero più allegro) i vari retroscena. Quindi se vuoi andare a vedere di che si tratta puoi sfruttare il link spazio-dimensionale.
Sappi solo che sono brevi racconti che improvviso nel momento in cui mi siedo per scriverli e che Gennaro muore nel primo (spoiler).
Nel frattempo, ti dico che sono contento di aver iniziato e superato la ventina di racconti.
Non è nulla di complesso per me scriverli – perché dai, almeno una cosa oltre che parlare di movimenti intestinali concedimela -, ma è molto difficile continuare. Pensare di aver solo che superato il Numero 2 per me è una vittoria e come dice la mia amica Marina: “PORCODDUE, GIMMI! I traguardi vanno festeggiati”.
Un aspetto faticoso da mettere in pratica, ma volevo festeggiare questo piccolissimo traguardo, ma di un’importanza enorme, con te. Sto riuscendo a fare qualcosa di mio, per me, con periodicità e senza sprofondare.
Piano piano, si fa.
Cia’.
P.S: Scrivere con frequenza su questo blog è il secondo timido tentativo di fare qualcosa di periodico e mantenerlo. Se stai leggendo questo articolo è perché forse sto riuscendo anche in questo <3