Di felicità, tristezza – Pt. 2.

[La prima parte la trovi QUI]

Una volta cresciuto, non ho mai festeggiato il giorno stesso del mio compleanno.
O ne facevo svariati con i vari gruppi di uscita (o come dite voi giovani: di amici), o cercavo di farne uno unico grande in cui invitavo la qualunque. Il mio preferito di quest’ultima categoria era quello di Carletto. Te ne parlo forse più avanti un giorno, altrimenti qui si fa davvero lunga.

Realizzato con la psico la terribile verità sul mio compleanno – su come puntassi a creare strategie per evitare di pensarci – decisi di festeggiarlo il giorno stesso. Penso fosse estate 2020 – ricordi, quando ci siamo illusi che il Covid stesse passando?

A un po’ di persone ho scritto, ehi se non hai una mazza da fare io bevo una roba super easy per ferragosto. Ci sei?
Inspiegabilmente qualche persona c’era. E capisco non sia una cosa così incredibile, ma il mio cervello aveva la manopola settata da sempre su Non ti cagherà nessuno. Ho mandato quel messaggio come un manichino per il crash test mette in moto la macchina (e sì lo so. I manichini non guidano. Sii gentile, domani è il giorno più difficile della mia infanzia). Diverse persone c’erano. Sparpagliate e probabilmente perse come lo ero io in quel momento. Di quel giorno ricordo chiaramente una cosa:
L’umore.

Ho trascorso quella giornata con le ore che passavano come metri che macinavo con la mia auto da demolizione.
Mi sono svegliato neutro, ho passato la mattina insoddisfatto, sono arrivato a pranzo amareggiato, mi sono infilato nel pomeriggio infelice e sono entrato alla sera triste. A ogni metro, acceleravo. Più andavo veloce e più mi incupivo. Come una curva esponenziale, ma che invece di puntare alle stelle puntava al centro delle mie suole – immagino abbia un nome questa curva – ho cominciato a crollare.

Volevo uscire da quello stato e al più presto.
Ho cominciato a bere e ad ascoltare i discorsi per ridere con la gente, con scarso risultato. Quindi ascoltavo e bevevo. Ascoltavo e bevevo… e mi ammutolivo.
Volevo che la sbronza mi salvasse. Non ho mai avuto una sbronza triste, perché cominciare ora? E quindi, prendimi alcool, fammi tuo. Fammi ridere, e correre, e s battere la testa contro le saracinesche, e posare il culo nudo sui tombini, e pisciare in compagnia senza pensare che c’è chi ti potrebbe guardare, e… e…
Nulla.

Quello che stava dentro di me non accennava a muoversi. Una bolla dura di tristezza sempre più pesante, impermeabile alla birra.

Provo a reggere. Non riesco.
Chiedo scusa e mi alzo. Dove vai? Arrivo subito.
Raggiungo dei scalini isolati, mi siedo.
E piango.

Piango come non mi era mai capitato. Piango come secchiate per togliere l’acqua imbarcata. Piango come cola grande versata al cinema. Piango come acquapark per solo un bambino. Solo, tra le ciambelle gonfiabili, perso.

Giulia mi raggiunge. Sarà stata la voce rotta o forse il fatto che l’attenzione a me piace e che me ne vada al mio compleanno è strano, non so, ma se ne accorge. E sono felice.
Felice che sia con me. Che se ne sia accorta.

Piango e sono felice.
Non mi ero mai liberato. Non mi ero mai reso vulnerabile in circostanze simili e non solo. Realizzo qualcosa.
La gente che era venuta era venuta per me. La gente che c’era mi voleva bene. In modi e intensità diverse, ma mi voleva bene. Non ero… non sono uno stronzo se mi commuovo per la felicità.
Anche se ho paura di rimanere solo.

Domani è il mio compleanno e avevo bisogno di scrivere qualcosa a riguardo.
Perché è da una settimana almeno che l’angoscia si è palesata.

Ma a questo giro è diverso.
A questo giro so che posso essere triste per felicità.


P.S: Cambiare quella minchia di data di compleanno su Fb è un delirio. Ora ti chiede ID e io ne ho poca voglia.
Però ho messo che solo io la posso vederla in entrambi gli account, così almeno per non illudere più la gente con un’amara falsità.


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