Morte Certa

piscine

Per la serie “Aneddoti” faccio partire anche una specie di sottoserie (che mi convince infine ad usare tammmarrissimi TAG.. e si, non è un errore.. taMMMarro lo scrivo con 3 M!) che mi è stata ispirata da questi giorni di lavoro (pari a quello di un forzato) che faccio come affido educativo. Per chi non lo sapesse questa figura è colui (o colei) che bada ed educa un bambino/ragazzino con dei problemi fisici o psichici e quindi con un handicap. Detto ciò è un piacere cominciare questo filone di aneddoti con un titolo così rassicurante.

P.S: Per tutelare la privacy del mio affido userò il nome Marino.

Premessa:
Se, anche solo per caso, avete passato un giorno a fare l’educatore in un centro estivo sapete già quale tortura immonda sia. Bambini che piangono, bambini che strillano, bambini che litigano. Bambini che si picchiano, bambini che scappano e (perché no?) bambini che evacuano il pari di una cloaca massima. Per farla breve..
BAMBINI OVUNQUE!
Aggiungeteci il caldo, il sole e il sale. Aggiungeteci le camminate, i giochi e le animazioni. Aggiungeteci tutto questo e avrete uno dei lavori più pesanti che ci possano essere su questo mondo.
Aperta parentesi:
Si.. d’accordo, d’accorto. Lo so che TU, forzuto scaricatore di porto, e TU, intellettualoide scienziato di fisica quantistica (che poi che cazzo è sta’ fisica quantistica?) avrete da dire che.. “uno è più stancante fisicamente e l’altro mentalmente!” e bla bla bla.. Siete i due soliti cagacazzi che non leggono per piacere ma per rompereicoglioni!
E’ Vero! Avete ragione. Ma si da il caso che questo sia un lavoro, non solo stancante sia di muscolo che di cervello, ma anche di responsabilità. Perché ti ritrovi con venti o più testine di cazzo (with love <3) che possono implodere da un momento all’altro e farti ritrovare una denuncia per implosione aggravata dritta nel cu…!!! Hem…
Chiusa parentesi.
Dicevo, prendete tutto questo bel pacchetto e aggiungeteci l’affido educativo.
Tuuuuuutto questo più: Alzalo, abbassalo, spostalo, giralo, puliscilo, controllalo, cambialo, giocalo, piscialo, mungilo, deionizzalo e fai si che non muoia.
Anche se il titolo di codesto post può sembrare riferito a voi che farete questo tipo di lavoro (certamente morte sarà per la vostra schiena.. non sperate il contrario) non è così. Quello che vado a raccontare è la storia del mio primo pensiero.

Aneddoto:
Giovedì mattina. Piscina.
Odio la piscina di mattina.
Nel camerino per gli handi stavo preparanti Marino a questo sacro rito tipico dei centri estivi a base di cloro e annegamenti.
Togli pannolino, metti costume. Interpretai il maestro di karate kid e lo feci con una  tale grazia che per poco non mi cascò per terra. Ma questa è un’altra storia.
Feci un rapido controllo della strumentazione.
Asciugamano? C’era. Ciabatte? No.. ma tanto non gli servivano.
Cuffia? C’era, ma era tutta macchiata. Fottesega, pensai, sarà unta di focaccia. Si laverà in piscina. Braccioli? Mancano. Azz..!! Vabbé ce li faremo prestare.
Dopo una breve preparazione mentale del delirio che stavo per andare a compiere cominciai a spingere la carrozzella per quel corridoio della morte. In lontananza mi parve di sentire qualcuno che diceva “Dead man walking”, ma non stavano girando il ‘Miglio Verde’ e quindi proseguii.

Giunti alla piscina dell’eterno terrore parcheggiai la carrozzella della sofferenza e infilai i braccioli dell’agonia sanguinante che mi porse la bagnina… cattiva!
Era giunto il momento. Non potevo più tornare indietro. Oramai quel che era fatto era fatto. Il dado era tratto. Avevo la bicicletta e dovevo pedalare. Non dovevo piangere sul latte versato. Piangere lacrime di coccodrillo. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Chi fa da se fa per tre. Quando il gatto non c’è vuol dire che è morto, perché tutti sanno che i gatti stanno sempre in casa a non fare una minchia!
Mi calai in acqua tra gli schizzi di piccoli demoni malvagi, ma anche molto stronzi, chiamati bambini, per poter immergere di conseguenza Marino.
Sei pronto a entrare? Dissi con la classica voce da deficiente che si usa generalmente con i bambini. Mi rispose di no. Sentiva l’acqua fredda che gli arrivava addosso sotto forma di schizzi dovuti agli spostamenti dei piccoli demoni.
Bastardi, pensai.
Mentre Marino si decideva, cinque galusci galleggianti dietro di me celebravano chissà quale rito satanico. Tra chi si aggrappava a me tenendosi alla gola, chi continuava a schizzare senza sosta e chi, con quei maledetti serpentoni per stare a galla, mi colpiva la testa, io aspettavo la mia ora con una lacrima che mi correva lungo la guancia.
Bastardi maledetti, pensai nuovamente.
Finalmente Marino si decise ed io lo afferrai sotto le ascelle, speranzoso di allontanarmi da quel casino più in fretta possibile. Lui per tutta risposta alla mia presa si gettò facendo un micro tuffo che accompagnai. Andò sotto con la testa e lo feci riemergere con un simpaticissimo “Opla!”. E fu in questo momento che persi qualche anno di vita.
Qualcosa di rossiccio scuro colava dalla nuca di Marino.
Lo fissai per qualche istante incapace di pensare aspettando che qualche informazione mi arrivasse al cervello. Informazione che non arrivò perché un bambino, non mi ricordo neanche più chi, disse soltanto: “Ma è sangue?”.
Marino vide che le sue spalle si stavano rigando di scuro e appena lo rifeci sedere sul bordo non era in grado di tenersi seduto a causa di piccoli spasmi. E dunque il mio primo pensiero razionale fu:
E’ morto. Seguito da un piccolo monologo interiore che fece pressapoco così: Ecco fatto! E’ finita una carriera sul nascere. Mi porteranno in galera per assassinio di minore. Ed io che avevo tante speranze, tanti sogni! Volevo diventare un grande scrittore, amato da tutti e studiato nelle scuola. Chissà se in cella avranno la wifi e potrò scrivere sul mio blog?!
Era un pensiero profondamente altruista ora che lo rivedo scritto.
Comunque non potevo stare lì a non fare niente, almeno dovevo tentare qualcosa. Mi sedetti rapidamente sul bordo e.. la vidi.. di nuovo.
La cuffia.
Era macchiata d’inchiostro.
Mentre rassicuravo tutti del falso allarme, specie Marino che non sopportava la vista del sangue, feci viaggiare veloce un pensiero nell’aria, dedicato a quel bambino che aveva ipotizzato l’eventuale perdita di sangue.
Mavvaffanculo!

 


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