Figlio di un preservativo bucato: e il mistero del quindici.

Sempre per la serie di Fumetti che fanno bene e che trattano di argomenti sensibili (per l’autore, l’autrice, e chi legge) oggi ti porto questo strano strano strano oggetto cartaceo.

Diamo una rapida occhiata: dal titolo e dalla quarta di copertina ci viene presentata come storia sull’omosessualità, ma c’è anche una forte componente sull’identità etnica e il razzismo. Non saprei dire se è un bene o un male sbilanciarsi su due macro temi come questi in una storia singola, ma ci sono. Accettalo. Lo scenario è quella dell’America a inizio anni ’60. Non ti devo stare a dire, quindi, che all’interno dell’albo viene raccontata la discriminazione e ci sono tutte quelle parole brutte che si devono coprire con le emoji su Istagram.

Onestamente, se mi fossi dovuto limitare alle prime pagine ti direi di evitarlo. L’inizio è lento e faticoso e ha una peculiarità di cui ti parlo nel prossimo paragrafo. Ma attenendoci alla trama, piano piano, si crea una tensione che arriva a un culmine e la lettura si fa più interessante. Se dovessi fare un paragone sensoriale è come essere passato da il primo giorno in palestra a farsi una passeggiata per gli Uffizzi di Firenze.

La peculiarità strana – che inizialmente trovavo come le pagine gialle ripetutamente sbattute sul naso, ma che poi ho trovato interessante (da sceneggiatore, eh… tu potresti continuare ad avvertirle come paginate gialle sul naso) – è la scelta della griglia e del suo contenuto.
Molto spesso la griglia arriva a quindici in una pagina 17×22. Non so se intendi. Quasi come spacchettare delle chewing gum Brooklyn, prenderne quindici, metterli in verticale su tre strisce da cinque. E vuoi sapere quale è la chicca? Spesso ci sono più di un primo piano in un unica striscia di chewing gum.

Forse tutto ciò è difficile da immaginare, per chi non è pratico del mestiere e potrebbe sembrare normale.
Ma nell’insieme – con l’aggiunta di molti dialoghi e una poca percezione della prospettiva – il tutto dà una sensazione claustrofobica e molto difficile da digerire. Per questo i primi inciampi quando ho cominciato a leggerlo. Poi, non so come, tutto ciò ha preso fascino e valore. La claustrofobia è cominciata a essere assorbita e trasformata in stile.

Non penso sia un fumetto alla portata di tutti, nonostante credo – a fine dei conti – che sia un bel prodotto che aiuta a sensibilizzare e a orientarsi (specie ragazzi e ragazzi che fanno i conti con la scoperta della propria sessualità). Bisogna un fare un po’ di palestra e leggere qualcos’altro che non siano mangammerda o la nuova serie su Loki che, uuuuh la compro perché nei film è un figo!
Non so se mi sono spiegato.

Se hai l’addominale, allora te lo consiglio e ti consiglio di consigliarlo se il tuo lavoro ha a che fare con la fascia adolescenziale. Altrimenti, passa ad altro.
Su questo ci tornerai poi.


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