Se preghi la polvere…

Care sorelle, cari fratelli, siamo qui oggi riuniti per professare la santità del podcast.

E anche questo inizio è andato (non hai idea della fatica di partire).
Ma se volessi trovare forzatamente un senso a questa intro, potremmo dire che il microfono è un po’ un confessionale di una chiesa. Un altarino su cui espiare i propri peccati, del tipo: non sono mai riuscito a combinare nulla nella vita. E una voce – che tendenzialmente è la tua che ritorna in cuffia – risponde, che no!, non è vero.
Stai facendo un podcast!

In questi giorni sto esplorando un po’ quello che mi piace fare. Ciò che mi diverte e ciò che mi pesa.
Li ho messi in ordine dal più gustoso al più scartavetrante. E sono:

  • Intrattenimento audio (video in futuro) e insegnamento.
  • Scrittura narrativa e monologhi.
  • Lavoro ambito editoriale (editing, correttore di bozze ecc…)
  • Educatore.
  • Cameriere.
  • Raccoglitore di stronzi.

L’ultima un po’ gratuita?
Gneeeh… sì! Lo è.

Al primo posto ce ne sono due, ma perché nel mio cervello pensa che sono molto simili e io glielo lascio credere. E dopo aver fatto questa scaletta per cui potrei ricevere una lettera, sigillata con la cera, su cui vi è scritto con educata grafia ‘sticazzi, passiamo al motivo per cui ti comunico ciò… oltre che consigliarti di fare questo esercizio di priorità; potresti scoprire molto di te.

Fare podcast è quel santo gradino per chi come me ambisce a soddisfare il proprio egocentrismo, puntando a trasformarlo in lavoro, ma che ha le ansie e i motivi più stronzi – raccolti in passato – per non riuscire a fare cose tipo, i videous.

Se sei come me, ti consiglio di provare. Senza impegno, senza giudizio, a parlare, leggere, raccontare quello che vuoi, ma registrandoti. È dannatamente facile.
Io ho cominciato parlando di stand up comedy con il mio socio di collettivo Fraso (lui non sa che lo chiamo così). Un uomo entra in un caffè, nasce così. Per giubilo. E sia chiaro!, non abbiamo fatto i soldi o la fama, eh? Assolutamente. Però la soddisfazione di vedere le puntate che si accumulano come la polvere nell’angolo di camera mia; il sollievo di sentire che tra la prima e la ventesima c’è un miglioramento(!). Capisci? Miglioro e non sapevo di poterlo effettivamente farlo!

Questa piccola preghiera settimanale poi mi ha aperto le porte a un altro credo e un altro podcast.
Settimana scorsa – per l’accademia dal nome breve in cui ho studiato sceneggiatura, Scuola Internazionale di Comics – è uscito il primo episodio di un progetto accettato novembre scorso chiamato ComicSquare, e ora sono pagato e collaboro con loro.

Sia chiaro, di strada ce n’è da fare, considerando che ho altre mille cose da continuare – come pulire gli angoli di camera mia, insieme alle librerie, scrivania e il resto del pavimento. Ma vedere che i gradini non sono poi così alti e che lassù qualcuno mi ascolta (e parlo delle persone che seguono i podcast) è un aspetto bellissimo e trasformante.

Magnifico.
Non so se sono riuscito a trasmettere tutto il mio stupore, la gratificazione e il coinvolgimento in ciò. Sono un po’ agitato e sono piuttosto convinto che sia il dentista delle 14.00 a farmi vibrare l’anima.

Quindi, ti saluto e ti lascio con questa frase motivazionale:
Se aspetti troppo, poi ti tocca pulire certe robe che non ti dico!
Cia’.



P.S: Mi sono ricordato solo ora che avevo scritto un articolo riguardante il podcast. Forse mi sono anche ripetuto. In ogni caso te lo linko: è proprio questo qui!

P.S.S: Ma che cazzo di titolo ho dato?!


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