Scrittore Per Sempre – Epilogo

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Attenzione: Consiglio vivamente a tutti i lettori di non leggere questo articolo se non hanno prima letto le quattro parti di “Scrittore Per Sempre”. Poi, fate la ciolla che vi pare. Io vi ho avvisato.

E siamo giunti all’epilogo.
Allora, che mi dite? Vi è piaciuto? Però vi interrompo subito prima che vi rispondiate da soli. Devo essere onesto. A me piace molto, e sto parlando dell’idea in sé; non tanto il prodotto finito. Si perché mi è venuta quest’idea, ma non ho avuto il tempo di elaborarla al meglio. Mi capite? Avevo la fretta di mostrarla anche a voi e non mi sono preoccupato dei particolari. Sia chiaro, non che non sappia che sono proprio questi a rendere un’opera tale, ma a me interessava soltanto l’idea. Come forse avrete capito questo è un blog che funge a mo’ di mostra, per vedere se vi piacerebbe una collaborazione tramite i miei scritti, e allo stesso tempo mi serve come magazzino, per contenerli.
Immagino che dopo la Premessa siate rimasti un po’ male della semplicità che avete trovato. Ricordatevi però che rimane pur sempre un blog. Ovvero, un diario pubblico.
Però io sto scrivendo dando per scontato che voi abbiate capito tutto ciò che c’era da capire. Magari non vi è piaciuto proprio perché non l’avete capito. Quindi farò una cosa che generalmente non si fa. Chi mi conosce bene, sa che non potrei mai fare il mago di professione. Io amo, oltre che le premesse, svelare e spiegare, i motivi, i significati e i segreti delle mie idee. Non riesco a non farlo, è più forte di me. Come fate sennò ad apprezzare appieno qualcosa che non conoscete? Specie in un campo come la scrittura, ove la vista non ci può aiutare a vedere le emozioni. Scusatemi, sto divagando, e stupido io che faccio simili paragoni. Andiamo al sodo.

Spiegazioni:
Partiamo col dire che l’idea mi è venuta durante uno dei miei famosi pisolini, in cui lo stato di dormiveglia aiuta a sbrigliare la fantasia che corre come una pazza senza direzione. Durante questa corsa sfrenata priva di destinazione mi è balzato in mente che sarebbe stato carino immaginare che qualcuno scrivesse di uno scrittore che racconta di un altro scrittore. Dopodiché ho semplicemente preso questa catena e l’ho chiusa con sé stessa in un cerchio. Ovvero, lo scrittore A scrive di B che scrive di C che scrive di D che scrive di A che scrive di B che scrive di C che scrive.. e così via.. per sempre.
Il pensiero successivo è venuto da sé, non dovendoci nemmeno pensare. Se A, B, C, e D sono scrittori, che genere scrivono? Allora mi sono immaginato diversi generi e, anche se ci sono riuscito poco, diversi modi di scrivere. Avrete notato tutti che i dialoghi sono aperti e chiusi tra simboli diversi e avrete notato tutti che anche i tempi e le persone scelte per la narrazione erano differenti. Nella fattispecie: passato, prima persona; passato, terza persona; presente, prima persona; presente, terza persona.
Quindi fino a qui ho costruito la struttura, o, se volgiamo, la base. Ma mancava un qualche cosa per completarla, per renderla davvero interessante. Dunque è subentrata una delle classiche domande che aiutano sempre nella creazione di qualsiasi cosa e che rendono interessante il prodotto finito: Cosa succederebbe se..?
Chi non si è mai posto questo interrogativo? Nessuno suppongo. È troppo accattivante.
Quindi, cosa sarebbe successo se, per esempio, il protagonista detective di un romanzo giallo noir scrivesse sulla sua macchina da scrivere un romanzo rosa ambientato nel settecento? Sarebbe capace di scriverlo bene, o invece è troppo immerso nel suo cliché, di poliziotto cinico e duro, da scrivere un romanzo rosa in bianco e nero?
Ho optato per la seconda.
Una cosa che mi diverte davvero molto e smontare e rimontare in modo errato le classiche strutture narrative. Così ho messo in cerchio quattro generi, con i loro rispettivi protagonisti e i loro modi di essere raccontati, ho preso quest’ultimo aspetto di ciascuno dislocandolo e, facendolo rotare, spostato di uno. Il risultato è stato:

1 – Un giallo in rosa: Viktor scrive di qualcheduno che vuole sabotare il matrimonio fra uno scrittore e la sua fidanzata, ma imposta tutto come se ci fosse stato un delitto e il protagonista senza nome fosse un uomo forte e privo di sentimenti come un detective vecchio stampo. Non esiste né in cielo né in terra che un nobiluomo del settecento chiami la propria fidanzata “pupa”. Mi sono immaginato tutta la vicenda in una grande stanza, tipica delle corti di quegli anni, con tanto di quadri, affreschi e lampadari ……., ma il tutto realmente in bianco e nero, con quell’atmosfera un po’ fumosa.

2 – Terrore in ufficio: Il protagonista del romanzo horror non riesce a non dare un’impronta di tensione al suo poliziesco giallo. Così il povero Viktor si ritrova a spaventarsi esageratamente per un poliziotto indeciso a entrare perché stava dando un ultimo sguardo al fascicolo che teneva in mano. Capisco che non sia spassosa come cosa, rimane solo ironica, cercando di giocare sull’eccessività della situazione e sulla non conoscenza di fattori, non dicendo che si trovavano in un commissariato. All’inizio mi immaginavo la scena ambientata in un cimitero con un delitto in cui Viktor cercava le prove come quando i protagonisti di un horror aprono le porte. Ovvero un tempo infinito, solo che alla fine non c’è l’assassino, ma solamente una prova. Poi ho deciso che era caino far ambientare tutte le scene in una stanza con qualcuno che entrava e sono rimasto in ufficio.

3 – Solitudine coraggiosa: Se non ho impiegato molto tempo a sviluppare le “trame” delle storie, ancor meno ci ho messo a inventarmi i titoli che sto improvvisando ora mentre pian piano ci arrivo.
Il capitano Rodrigez, in quanto coraggioso soldato della marina intergalattica, non può certamente immaginare che in un romanzo horror il protagonista non può essere come lui. Sprezzante del pericolo e pronto ad affrontare qualunque mostruosità. Quindi, per quello che è forse il pezzo che mi è riuscito peggio, tralascia tutte le parti di suspanse e togliendo tutto all’immaginazione. Mi immaginavo una scrittoio di una villetta sperduta, che tecnicamente dovrebbe essere inquietante con maschere aborigene e simili, tutto sminuito da un atteggiamento freddo e intuitivo che non si perde nei particolari. Se però vi state chiedendo che non sarebbe stato horror il romanzo in quanto non c’era realmente un mostro, ma soltanto Willis, vi devo contraddire, perché Willis era ferito e costretto a nutrirsi di ratti. O forse non era stato lui..

4 – Galassie d’amore: Questa forse è quella che più mi fa sorridere perché mi immagino una vera soap opera recitata peggio dei film degli anni ’80 di Star Trek. Con una serie di frasi inutili e melate che farebbero cascare le balle anche a mia nonna. Il duro e spavaldo protagonista di “Un giallo in rosa” in realtà scrive col suo cuore quello che dovrebbe essere un romanzo d’azione, con inutili descrizioni emotive e accenni di fitte trame sentimentali. Fra tutte le prese in giro che ho scritto, la soap opera è certamente la mia preferita. Mi immagino la scena in una cabina di un comandante orpellata di inutili fronzoli fantascientifici e un’aliena di un cattivissimo gusto estetico. In fondo non credo che nel settecento potessero avere un’idea gradevole di un alieno. E si sa che in fattore estetico niente è più brutto che la moda anni ’80 e quindi anche l’extraterrestre doveva dare quell’idea. Pelle verde, labbra blu e capelli dorati… Bleh!

Questo è a grandi linee ciò che sta dietro a questo circolo vizioso di scrittori. Per quanto ciascuno di loro facesse pena a inventarsi qualcosa che andasse fuori dal loro cliché ammetto che in ciascuna storia ho messo il mio zampino. Pensare di farvi leggere degli stralci di storie senza mettere infine almeno una battuta che, si spera, vi faccia almeno sorridere è davvero essere stronzi. Anche se, mi rendo conto che, come già detto e ridetto, non ho impiegato tantissimo tempo a scriverle e anche le battute finali ne hanno risentito un po’. Potevo fare di meglio, lo giuro!
Penso che questo sia pressoché tutto. Spero non siate rimasti troppo delusi. Continuerò a scrivere sperando di essere un po’ più completo ed esauriente nelle mie storie.
E non temete! Cercherò di scrivere qualcosa che abbia un inizio ed una fine.

Forse..


Una risposta a "Scrittore Per Sempre – Epilogo"

  1. mi piace la tua idea di far conoscere e capire ciò che scrivi, ho sempre odiato gli ermetici. Hai una bella meccanica cerebrale nel creare e sviluppare soggetti (evoluzione della fantasia)

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