Spaccarsi la testa in due per un esercizio

Dal novembre 2014 ho cominciato un corso di scrittura creativa a Milano (cosa non si farebbe per le proprie passioni?) e così ogni santo mercoledì della settimana vado in questa splendida città (scegliete voi se sia sarcastico o meno) per imparare gli oscuri segreti della scrittura.
Bene. Cosa centra tutto questo con il mio blogghino?
“Nulla” penserete che io risponda. SBAGLIATO!
Spesso ci viene dato da fare un’esercitazione da svolgere nei sette giorni che separano una lezione dall’altra. Queste esercitazioni verranno classificate sotto il TAmmaG “Compiti”. I compiti saranno postati corretti (anche se in questo preciso caso non c’era molto da correggere, ovviamente. C’è solo una parte in cui fingo di parlare con un terzo che non ho avuto voglia di sistemare e che è un po’ disorientante) .
Quindi, per arrivare al succo, vi metto sotto forma di articolo il primo esercizio che ho fatto.

Si tratta di scrivere un testo con solo  la parte inerente al dialogo (o comunque con la maggior parte di essa possibile).
Io ho subito pensato ad una cosa per me mooolto divertente ed ora sono felice… ‘felice’, bah.. discretamente allegro… di condividerla con voi! 

“Aaah! Sei arrivato!”
“No. Sono ancora sulle scale. Dammi un minuto e arrivo.”
“Dai idiota. Sai da quanto ti sto aspettando?”
“Trentadue minuti, circa.”
“Avrei detto di meno. Vieni qui, siediti e mettiamoci a lavoro”
“Qual è la consegna?”
“Dobbiamo scrivere un dialogo che stia in cinque pagine. Io stavo pensando di farlo come se stessimo discutendo noi due per realizzarlo, magari io che arrivo ed entro sbattendo la porta e comincio a dirti che ho avuto un’idea geniale e…!
“Frena, frana. Le consegne prima. Bello, ma non serve se non abbiamo ben chiaro cosa dobbiamo fare.”
“Giusto, giusto. Ti apro la mail che ha inviato… eeeecco qui!”
“Allora… Time New Roman, ok. Cinque pagine, va bene… Ecco, vedi?”
“Cosa?”
“Possibilmente senza didascalie. Tu volevi già far sbattere una porta. Come la fai sbattere una porta se non puoi metter
neppure delle didascalie?”
“C’è scritto
possibilmente. Magari uno ‘sblam possiamo inserirlo.”
“Su dai. Non è indispensabile. Cerchiamo di farlo al meglio.”
“Ok, ma senza didascalie
non sarà facile far capire chi, come, quando, dove e perché parla!
“…
Perché’?”
“Sì, cioè… no?”

Noi ci proviamo. Alla fine è un esercizio. Lo facciamo per imparare mica per vincere un premio. Anzi. Sai cosa ti dico? Proviamo a inserire tutti i tipi di dialogo di cui ci ha spiegato…”
“…”
“…a lezione.”
“…”
“Ci sei?”
“…”
“Ou!”
“Hei! Eccomi. Scusami, stavo pensando a noi che vinciamo il corso… cioè, il concorso!”
Non mi far parlare da solo, che mi irrita.”
Scusa”
Dicevo. Proviamo a mettere tutti i tipi di dialogo, ok? Essendo un’esercitazione è giusto tentare almeno di inserirne il più possibile”
Secondo te… quanto si può vincere, di soldi, in un concorso?”
“Minchia, ora ti tiro un pugno sul naso…!”
“Scusa. Inserire tutti i tipi di discorso.
Ricevuto! Va bene. Poi…
Dobbiamo metterci in ordine le idee. Capire con che ritmica e scadenza il testo deve essere.”
“Giusto.
Qual è l’argomento?”
“…”
“…”
“Non lo so.”
“Beh.. possiamo iniziare a scriverlo e poi, magari, ci viene in mente!”
“N
o
“Ma sì, da
i, che poi…”
No”
Invece di stare lì a..”
“No”
“Ma perché no?”

“Così non può essere, rischiamo di aver qualcosa di insipido, che non ha una conclusione.”
“Sì, ma cazzo, così non andiamo avanti!”
“Lo
sai dove si va a finire se ci mettiamo a scrivere solo d’istinto.”
“Si ma
sappiamo anche che se stiamo dietro al Signor Sottuttoiodicomeononcomesifa non scriviamo neppure la prima riga!”
non come si fa…?”
“E NON MI CORREGGERE!”
“…”
“…”
Va bene… perdonami.”
“E sarà meglio!”
“È che voglio venga bene. Tutto qui.”
“Siii, ma deve anche essere scritto no? Le bozze servono a questo!”
“Però, secondo me, se ci studiamo viene bene, con una scaletta che possa rias
sumere…”
“Niente niente. Non ci riesce. Non ce la fa.”
“Smettila su, non cominciare…”
“Vedi? È
lui che è avanti. Noi umili mortali non possiamo capire. È troppo oltre perché lo possiamo capire.”
“Per piacere, possiamo riprendere?”
Come?… No no! È lui che è proprio così. Non è come dici, un classico megalomane. Lui finge e ti dice che anche lui è imperfetto, che anche lui deve crescere… Come? Eh sì, esatto! È comunque meglio quello che vuole lui. Risultato? Fermi… bloccati per sempre.”
“Uff.

Non si va avanti di una sillaba che sia una… Per forza, è mooolto frustrante!
“Dai! Va bene!
Smetti di parlare ai tuoi amici immaginari e sentiamo cosa proponi”
Io dico di farci trasportare dalla voglia, no?! Ti piace o no l’idea di scrivere di noi che scriviamo di noi che dobbiamo scriverci?”
“Mi sono perso, ma credo di aver capito. E si. Mi piace.”
“Allora cominciamo! Facciamo la raccolta di idee.
Potremmo essere seduti da qualche parte col portatile. Tipo su un prato. Magari ci mettiamo anche una sorta di ambientazione. Per esempio… si dai! Per esempio un‘ambientazione fantasy. Tipo che noi siamo in un qualche taverna, come bardi, e che dobbiamo scrivere… o, aspetta! Noi che siamo su una navicella spaziale, come bardi del futuro, che deve raccontare degli… oppure perché non unire le cose! No? Farli andare tipo parallelamente come se fossero in due universi distinti, ma facessero la stessa cosa, e che alla fine… oppure all’inizio. Mentre in realtà…
Permetti una domanda?”
“Dimmi.”
“Ma
ccheccazzo dici?!
“Perché?!”
Ma ti sei fatto un viaggione allucinante che solo tu sai come ci sei riuscito. Sei partito da noi che ci dobbiamo descrivere, al fantasy… al… al… fantascientifico che… Ma perché?! Torna con i piedi per terra. Andiamo sul semplice. Perché complicarci la vita?”
“Mi sembrava un’idea originale.”
Ma te la spremo via a cazzotti l’originalità.”
“Dici che mi son fatto prendere la mano?”
“Ma guarda, solo un pochino”
“Di nuovo?”
“Di nuovo”
“Mannaggietta.”
“Eh lo so.”
“…”
“…”
Fanculo.”
“So anche questo.”
Uffa, non ce la faremo mai a fare una cosa decente per domani.”
È già domani la consegna?!”
“Oggi è il sei?”
“… Azz… hai ragione!”
Come si fa?”
Vabbé dai. Ce la possiamo fare.”
Bariamo?”
“Macchè bariamo! Abbiamo dei principi,
noi.
“Pochino pochino.”
“Ma sei serio?”
“… No.”
“Comunque l’ha anche detto di non prendere testi vecchi. E non volevi fare noi che scrivi
amo lo scrivendo mentre ci descriviamo il… coso che scrive… vabbé, quella roba là? Facciamolo!”
“Allora ti piaceva!”
“Massì che mi piace.”
“Non si capiva dalla tua faccia inespressiva da automa.”
“Vai a cagare.
Senti. Facciamo così. Riscriviamo a grandi linee questa conversazione. La sistemiamo un po’. Ci aggiungiamo delle cose e vediamo cosa esce. Eh? Che ne dici?”
Mi sembra una bell’idea.”
“Un’ottima idea, aggiungerei.
Potrebbe darci la possibilità di sperimentare i diversi tipi di dialogo. Ci darebbe modo di vedere la differenza fra la mia e la tua parlata. Inoltre è un’ottima partenza perché tratteremmo di cose che ben conosciamo e cui siamo più sicuri.
Ok, ma ci riusciamo a farlo tutto?
Ci dobbiamo riuscire! Questi esercizi sono fatti appositamente per crescere. Dobbiamo provarci e completarlo altrimenti avremo perso un’occasione. Come possiamo sperare di raggiungere delle cime, di solcare i valichi, polverizzare gli ostacoli e irrompere in quello che potrebbe essere la nostra sopravvivenza in questo mondo. Quello che potrebbe essere… il nostro futuro! Capisci? Parliamo del nostro futuro.”
D’accordo. Facciamolo!”
“Non possiamo farci fermare da piccole frivolezze come la stanchezza
o la pigrizia. Non ora, che abbiamo di fronte il futuro!”
Esatto! Non ci faremo fermare da niente e da nessuno. Neanche fossimo esausti. Neanche ora! Neanche alle sette di sera, che potremmo essere…”
“Hai detto le sette?”
Si.”
“Di già?”
“Manca cinque.”
“Allora no.”
“Come no?”
“Beh dai.
Alla sera non scriviamo mai.
“E l’esercizio?”
“Vabbé ma quello lo possiamo fare domani con tutta calma!”
“E se non ce la facciamo?”
“Ce la facciamo.”
“…”
“…”
Sei sicuro?”
“Ma si dai! E poi… mica è così importante.”
“…”
“…”

Piaciuta?
Non me lo dite! Che se no mi deprimo.

Tecnicamente l’articolo finisce qui, ma dato che non ho speso mezzo secondo per scrivere quanto sopra, ho ancora tanta voglia di sparar due cagate. Quindi ecco un bel dietro le quinte!

(Tra parentesi. Potete evitarvelo)

Quello che avete letto è la rappresentazione delle mie difficoltà nello scrivere. Ovviamente non ho fatto l’esercizio con un altro individuo, ma solo con me stesso visto da due lati diversi (da qui il titolo). Alla fine non è nulla di più di quello che metto ogni tanto in questo blog nella categoria “Svarioni mentali” e sotto i TAmmaG “Il Cappello”, “Dialoghi”. Sono in sostanza discussioni interne che mi faccio da solo. Questa spaccatura di coscienza è un tema ricorrente per me.
Non mi metto ora a spiegare quale parte è chi e a che cosa serve perché mi pare abbastanza chiaro.
Se volete chiedermi se sono pazzo posso dirvi con assoluta certezza che a tal proposito ci sono diverse teorie e non saprei come rispondervi.
Comunque non credo..

Per tutti gli interessati al corso che svolgo posso dire che è effettuato da Raul Montanari, uno scrittore italiano… che nessuno conosce. Me per primo.
Non credo che ciò sia dato dal fatto che sia un cattivo scrittore, ma in quanto siamo noi italioti un popolo di belinoni che non sa riconoscere i propri talenti.
Non me la sento ancora di dire nulla sulla effettiva bellezza del corso, in quanto debba ancora finire il primo modulo. Se siete interessati googlate Raul e qualcosa vi spunta sicuramente.


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