Vibrazioni

Il sangue riprese a circolare nel pollice, mentre allentava via via la stretta sul pomello. Il cassetto era completamente aperto e sprigionava tutto l’aroma che solo l’Ikea può offrire. Il labbro inferiore di Francesco sussultava appena, soggetto a spasmi dati dall’incomprensione. Il contenuto generale non era tanto terribile, ma ciò che lo fece irrigidire fu lo strumento sospetto che rotolò davanti ai suoi occhi in tutto il suo violaceo splendore.
Lentamente un dito, mosso dalla curiosità, decise di andare in avanscoperta. Sperava di  sbagliarsi. Discoprire che non fosse ciò che pensava. Toccò qualcosa e il salsicciotto viola cominciò a vibrare.

Zzzzzzzzzzzzzzzz.

D’istinto richiuse il cassetto e fece un passo indietro. Per l’irruenza scontrò  l’abatjour a fiori rosa su sfondo crema, che cadde e si ruppe. Lo strumento saltellava nel cassetto chiuso facendo rimbombare un ronzio che nessun figlio vorrebbe mai sentire.
Uscì dalla stanza con la bocca deformata, convinto che non avrebbe mai più sorriso in vita sua. Si chiuse la porta alle spalle, corse in camera sua e si sedette sul letto con le mani fra le cosce. Gli sembrava di sentirlo ancora, come se scalpitasse per uscire da una prigione e andare a passare una vita di goliardia e piacere. Scrollò la testa per far svanire quel pensiero convinto che l’immaginazione, un giorno o l’altro, l’avrebbe ucciso.
Il ronzio però non voleva cessare. Zzzz Zzzz. A tratti arrivò a essere addirittura più forte. Zzzz Zzzz. Strinse il cuscino intorno alla testa premendolo sulle orecchie. Serrò gli occhi e digrignò i denti, ma il risultato fu un serpentone viola che gli galleggiava davanti
Checcazzo, pensò riaprendoli e scagliando il cuscino in fondo al letto. Zzzz Zzzz. Scattò in piedi pronto a farsi un giro lontano da quell’incubo, quando si accorse che non era il cervello a dare i numeri, ma il cellulare.
Lo afferrò lasciandosi cadere nuovamente sul materasso. Accese il display:

  • Ciao bellezza
    Domani dopo le 11 sono libera
    Pranziamo insieme?
  • Non so se posso
  • Cena?
  • Neanche
  • Ok, mi stai per lasciare
    Preferisci trovarmi nuda o in intimo?
  • Idiota!
    No è che mi è successa una cosa
  • Cosa?
  • Niente
  • Dimmelo o ti anniento
  • Ma niente è una cazzata
  • O me lo dici o dico a tutti che sei vergine

Francesco abbozzò un sorriso e inviò una faccetta che ride con le lacrime agli occhi. Lei ricambia con un cuoricino. Sospirando si sdraiò sul letto senza rilassarsi del tutto.

  • Cercavo una delle camice di mio padre e ho trovato un dildo nel cassetto di mia madre
  • AHAHAHAHAHAHAHAHAH
  • Non c’è niente da ridere
  • Nono, infatti
    E cosa ha detto lei?
  • Non c’è. Ma appena arriva glielo chiedo
  • Ma lasciala in pace, povera donna!
  • Ma ha mille anni! Certe cose non dovrebbero nemmeno esistere
  • Addiruttura! Fidati di me che conosco certe “esigenze”, metti tutto com’era e fingi che non sia mai successo.

Lesse l’ultimo messaggio è un improvviso fervore decise di muoverlo. Scattò in piedi pronto a esporre le sue obiezioni, tamburellando frenetico sullo schermo.

  • 1. È successo!
    2. Mi hanno sempre rotto i coglioni sul rapporto prematrimoniale
    3. Se va bene non faremo mai più sesso nella nostra vita
    4. Temo di essermelo dimenticato acceso
  • Stai scherzando?
  • Mi piacerebbe
  • Ma vai a spegnerlo. Chissà che imbarazzo
  • Te lo scorsi

Digitò quelle parole di fretta, senza nemmeno notare che il correttore automatico gli aveva cambiato parola, e gettò il cellulare sul letto. Andò in cucina per mangiarsi una crostatina preconfezionata. Rientrò nella stanza pulendosi le ultime briciole dalla barba. Quando riaccese il cellulare sbuffò vedendo un papiro verde acqua che gli ingombrava il monitor.

  • Ma se un giorno tua madre entra in camera tua per pagare le bollette dell’Enel sul tuo PC e scopre la cartella dei porno, vorresti trovarla aperta o preferisci rimanere ignaro di tutto? Tua madre è una donna e in quanto tale vorrà avere delle “soddisfazioni”. Evidentemente tuo padre non può più fare le capriole di un tempo e ha deciso di prendere un’altra strada.
  • Chemmerda, ma devi proprio farmici pensare?
    E poi l’hai detto. Mio padre lo sa? Almeno questo, per rispetto glielo devo chiedere.
  • Va bene, fa come ti pare. Ma vai a spegnere ‘sto cazzo di vibratore!

Francesco storse mezzo labbro superiore disgustato. Si alzò e si diresse verso il suo destino. Un piede davanti all’altro. Una processione funebre per portare il suo Io bambino su una bara immaginaria. Zzzz zzzz.

  • Fatto?
  • Ci sto andando
  • Non troppo veloce, mi raccomando

Lentamente aprì la porta che cigolò. In dodici anni non aveva mai cigolato, pareva azzeccato in quel momento restituire tale atmosfera. Quasi sperava di morire squartato da un trinciapolli di un qualche serial killer amante della buona rosticceria. Avvicinandosi al cassetto poté sentire il grido atroce di libertà che lo strumento emanava. Aperto il cassetto temette che la città potesse sentirlo. Zzzzzzzzzzz.

  • Spento?
  • No, mi fa schifo toccarlo
  • Esagerato! Dove credi che sia stato?
  • Non sei divertente
  • Mio fratello sta ridendo
  • L’hai detto a tuo fratello?!
  • Scherzavo. Vai tesoro. Mettiti i guanti e prendi in mano la situazione

Prima non aveva avuto modo di osservare bene il contenuto del cassetto, rapito dallo sgomento. Tra una vecchia calzamaglia e un foulard c’erano anche delle pile stilo, un foglio con le avvertenze e del lubrificante. Il ragazzo trattenne un conato di vomito.

  • Ti dicono pure come usarlo
  • Perché? Sei interessato?

Stava rispondendo che piuttosto si sarebbe fatto monaco quando la porta di casa venne chiusa sbattendo.

  • Occazzo è arrivata mia madre
  • Ma sei scemo?! Non stare a scrivermi e metti via tutto

Fulmineo prese il cazzo di gomma a due mani. Era viscido al tatto, ma sperava fosse solo suggestione. Zzzzzzzzzzz. Lo rigirò tra le dita cercando di ricordarsi come lo avesse acceso con l’unico risultato di cambiare la potenza – ZZZZZZZZZ – la frequenza – Zz zz zz zz – la rotazione oraria – Zz Zz Zz Zz – e antioraria – zZ zZ zZ zZ – ma senza riuscire a spegnerlo.
Passi in avvicinamento scandivano gli ultimi secondi.
Preso dal panico svitò il tappo in fondo e tolse le pile. Cacciò tutto dentro e coprì con la calzamaglia. Provò a chiudere il cassetto, ma era bloccato. Ikea di sticoglioni, pensava mentre cerava sbloccare i binari. Al quinto tentativo sua madre entrò.
Francesco scattò in piedi, rosso come tutta la cassettiera e indicando la zona incriminata senza dire nulla, ma con una domanda muta stretta tra le labbra.

 

Zz Zzzz Zz Zzzz.

  • Sto arrivando, ho incontrato un amico della bocciofila.
  • Non ti preoccupare.
    Piuttosto devo dirti una cosa.
  • Vuoi che arrivi a casa?
  • No, preferisco scrivertelo. Oggi Francesco ha aperto l’ultimo cassetto
  • E cosa gli hai detto?
  • Che anche se sono anziana ho bisogno di conforto, una cosa del genere.
  • E lui?
  • E lui mi ha fatto una ramanzina sul fatto che non è morale e che avrei dovuto dirlo a te. Dio santo, che vergogna.
  • Mi dispiace.
  • Anche a me.
    Però la prossima volta le tue cose le tieni nei tuoi cassetti

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