Sacralità e altre cose perdute

Nell’attesa di fare un piano social, ben strutturato e costruito, per promuovere quello che ancora non sto pubblicando in questo blog (perché se non lo scrivo una volta ogni articolo finché non lo faccio non sono contento… che poi è un modo disperato per cercare di convincermi a farlo) parliamo di qualche cagata. Così. Per rimanere in allegria.

C’è un’antica pratica che vede come soggetti gli esseri umani dall’alba dei tempi. Una pratica senza la quale le civiltà non sarebbero riuscite a svilupparsi, data la mancanza della riflessione posata di questa – chiamiamola pure – procedura.
Ovviamente mi sono tradito scrivendo nel primo paragrafo “parliamo di qualche cagata” perché avrai già capito che questa falsa serietà porta a qualcosa di diametralmente opposto.
Stimo parlando del sacrale momento in cui deiettiamo feci per terra.

Probabilmente non avremmo avuto la ruota, la stampa, gli aerei e i tamagotchi (giusto per fare una citazione dal sapore ’90), senza quel momento in cui ci si siede e ci si pone quelle domande esistenziali: Chi sono? Perché esisto? Cosa voglio? Ho comprato la carta igienica? Dio esiste? E se esiste, avrà comprato la carta igienica?
Purtroppo nel tempo questo momento di grande culto e osservazione – stiamo parlando della fase anale di Freud, mica cazzi! – è stato portato a distrazione. Piano piano, senza accorgercene, siamo rimasti contaminati da antichi e subdoli strumenti del male, come La settimana enigmistica, riviste di vario genere come Oggi o Caccia e pesca, il temutissimo Game Boy, con il quale ho perso l’utilizzo delle gambe in più di un’occasione. True story: per giocare, senza che mia madre mi dicesse nulla, fingevo di andare in bagno a far la cacca. Capitava che la facessi davvero… più di una volta per quanto ci stavo.
(No, dai. Solo la prima parte è vera).

Ormai, nel 2021, lo smartphone ci ha portati alla deriva. Si scorrono passivamente i social, abbandonando anche quell’ultimo barlume di abilità, che le vecchie cassette delle console portatili ci facevano esercitare. E – se sei come me – provi a ricreare quella magia infantile del Game Boy, scaricando sul telefono i cosiddetti “giochi da cesso”. Ma con quanta superficialità ci approcciamo a queste esperienze?
Giochiamo una settimana e molliamo tutto alla prima difficoltà, al primo livello con più di due ostacoli, pronti a mozzare dalle installazioni, l’oramai, vecchia nuova scoperta, e installarne altre tre. Idra delle app, entriamo in un loop nauseante che ci porta alla distrazione, all’incapacità, più totale.

In realtà ho scritto queste righe, non tanto perché volessi portare la tua attenzione a questo dramma sociale che stiamo vivendo.
Non è nemmeno l’argomento di cui volevo trattare, solo che – se fossi andato subito al nocciolo – sarebbe stato troppo corto. L’ho presa lunga e mi sono fatto trasportare dal sentimento.
Quello che volevo dire è: non concepisco come mai escano, mentre stai giocando con l’applicazione di turno, pubblicità di altri videogiochi, ma che non c’entrano un cazzo con il gioco che stanno pubblicizzando!

Concluderei con questa affermazione, socialmente scomoda, ma capisco sarebbe stato un finale troppo sconvolgente. Voglio quindi lasciare un codino finale per espletare la mia indignazione, regalandoti un’immagine. Sono lì, sul gabinetto, al terzo tocco di stronzo. So che – matematicamente – me ne mancano almeno altri quattro e rilasso il retto come i maestri zen mi hanno insegnato, ma mi viene rovinato il flow con una pubblicità. Vabbé, penso, non l’ho pagato e posso capire.
Guardo la pubblicità – sei lì, cos’altro fai? – e vengo coinvolto intellettualmente e emotivamente dalle immagini che scorrono e mostrano com’è fiero il gioco che mi è proposto! Sterminare pianeti con raggi laser sparati da una base lunare da cui devi togliere detriti in fiamme per far evacuare l’equipaggio per poi ridecorarla potendo scegliere tra tre tipi diversi di parquet e scegliere se le tende le vuoi monocromo o con fantasie a fiori! Non riesco più a trattenermi dal volerlo provare perché è tutto quello che ho desiderato in un un unico videogioco, lo bramo, lo desidero e lo scarico e lo installo e…
Ed è una brutta copia di Candi Crush!

Mi ritengo allibito.


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