Il manuale supremo dei pupazzi: focaccia al formaggio a parte

Nota di cui non ti importa molto: Ho fatto una impennata nella lettura dei fumetti e ora ne ho più da “recensire” che da leggere (non è vero, ho l’acquisto compulsivo e ritorno sempre con una sacchettata di fumetti che mi compromettono andatura e la colonna vertebrale e se non ci faccio caso cammino in tondo). Quindi comincio a maturare l’idea di scrivere sceneggiature e parlare dei fumetti letti in giorni distinti. Fine nota di cui non ti importa molto.


Gran fatica è per me parlare di fumetti italiani usciti da poco.
Non mi va, un giorno, di dovermici rapportare e dire “Eh ciao, io sono quello che…” e sentire la spremuta di naso che esce dalle narici sotto il peso del pugno dell’autore di turno che – poverino – si è letto brutte parole sul suo fumetto. Quindi pensavo di parlare solo di quelli che mi sono piaciuti. Però anche così, cioè… boh. Ho deciso quindi di farlo in modo moderato.

Il manuale supremo dei pupazzi mi ha attirato per la sua resa particolare di disegno grafico digitale (poi ne so ‘na sega di disegno quindi potrei dir cagate) in quanto mi piaccia uscire dai canoni soliti. E devo dire che è uscito dai canoni.

Ora… in base al primo paragrafo penserai che stia per spalare merda su questo prodotto, ma no.
Mi ha fatto ridere. L’ho trovato gradevole, divertente e mi è piaciuto. Mi sono piaciute le trovate che ha avuto per “insegnare” cose sul fumetto e la semplicità condotta. Sicuramente è più apprezzato per gli addetti ai lavori d’oggi, perché ci sono molti riferimenti a situazioni attuali, anche piuttosto specifiche. Ma credo che chiunque sia un minimo vicino a questo mondo potrebbe apprezzare.

Quello che mi chiedo è: valgono questi sedici euro da dare alla Shockdom per un fumetto che mi dà l’impressione di poter leggere in una pagina Facebook? (O più in generale, calerà un giorno il prezzo esorbitante di TUTTI i fumetti del mondo? Ma questa è un altra storia).

La risposta non la so dare. Sono combattuto come quando non sapevo se mangiare una focaccia al formaggio e poi andare a lavoro e rischiare di sbrattare il fondo dell’anima o no. (Ho scelto di mangiarla, poi te lo racconto bene che ha dell’incredibile). Un prodotto particolare, divertente, che però si legge in una mezz’ora di parodia pura. Beh, non so che altro aggiungere. Con queste info puoi sfogliarlo e decidere se potrebbe essere un buon acquisto.
Vedi tu.


P.S: La storia della focaccia al formaggio è vera. No, te lo dico perché ho avvertito l’interesse che scaturiva dalla tua aura.


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