La mia cosa preferita sono i mostri: giusto?

Ammetto che qualcosa nella copertina non mi convinceva.
Non saprei dirti cosa, ma il sospetto di comprare qualcosa di estremamente grosso e caro mi lasciava sospettoso. “Eccolo lì che ho comprato l’ennesima cagata” mi son detto a volume in mano (perché – come spesso accade – non sono io che scelgo i fumetti che leggo… ma questa è un’altra storia).

Forse la copertina, con questo primo piano, che forse mi ricorda una persona con cui forse non ho avuto un buon rapporto. Forse era tutto questo, ma di fatto avevo il volume in mano, pagato, che gonfio mi chiedeva comunque di leggerlo. E lo lascio sul classico mobile delle “pile da leggere” per diverso tempo.
Poi un giorno sono diventato furbo.

La mia cosa preferita sono i mostri (che abbrevieremo in LMCPSM, che è molto più semplice da leggere) è entrato nella mia top ten di fumetti prediletti… e non scrivo solo preferiti perché poi mi dicono che faccio ripetizioni.
E francamente non saprei da dove partire perché è anche difficile spiegare di cosa parla. Ma ci priviamo!

Se volessimo banalizzare il tutto potrebbe dire che è un giallo. C’è un assassinio e la giovane protagonista cerca il colpevole. Ma la protagonista è una bambina, con una famiglia, dei problemi, degli amici, dei legami. Vede la gente che è intorno a lei, “Mostri” come lei. Persone emarginate, incomprese, con i propri demoni. Aggiungiamoci anche dell’arte… della fantasia. E dei temi sociali, di discriminazione e – perché no? – l’olocausto.
Quante cose per un solo libro! Vero?
Però funziona!

Al dì là di quello che si può trovare dentro – soprattutto la trama che confesso di non essere sicuro di averne capito il finale, ma mi rincuora il fatto che si parli di un nuovo volume – quello che colpisce è lo storytelling. In generale è fierissimo il fatto che tutta la storia è come se fosse disegnata su un quaderno della protagonista e, come ogni quaderno, è pieno di schizzi e disegnetti di contorno.

Ma quello che più mi ha rapito sono certe scelte narrative. Ma qui, mi spiace, fatico a spiegarti. Come posso dire? Riesce a essere evocativa, sperimentando con incastri, sovrapposizioni e componimenti nuovi. Il tutto giocato solo con penne e pennarelli che rendono allo stesso tempo il tutto sia più grezzo che sofisticato.

Unica nota onesta negativa è l’osticità di lettura in certi punti, in cui l’andamento (da dialogo a dialogo) è difficile. Però mi sento di perdonarlo, perché è inserito in un contesto dove – spesso – non c’è un vero andamento di lettura. Fa parte tutto di un quaderno “abbozzato”.

Non ho molto altro da dire su LMCPSM, solo che è un’esperienza da provare.
Esatto, azzardo con il termine esperienza, in quanto sia qualcosa di così e così ben riuscito non l’avevo ancora letta. Fai questo “piccolo” investimento per un opera che regala più di qualche cosa. Un (non molto) piccolo gioiello che dovrebbe arricchire la tua libreria. E se ti rimane tempo, leggi anche la storia dell’autrice, che sta dietro questo volume, che è interessante.

Detto questo, detto tutto.
Ci vediamo lunedì.


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