Lyon, le storie del mistero: e poco più

Mettiamo subito – subito! – le cose in chiaro.
L’ho comprato per ricerca e professionalità. E anche per essere una personcina migliore che non si fa pregiudizi… anche se a ‘sto giro due pregiudizi non avrebbero fatto male. Ma andiamo con ordine.

Se godi della fortuna di non conoscere lo youtuber amato da tutti i pischelli d’Italia, Lyon (per infierire lascio il link) ora te ne privo. Un ragazzotto, dalla voce un pelo irritante, che crea contenuti video per quattro – dico quattro (ripeto QUATTRO!) – milioni di iscritti. Che video fa? Dice cagate mentre videogioca, prevalentemente a Minecraft.
Ho problemi con ciò?

Probabilmente un’invidia sottocutanea dovuta al fatto che non raggiungerei quei numeri nemmeno se cominciassi a fare video con [inserisci divinità che non ti offenda] in persona!
Ma al di là di questo, no. Ognuno si crea il proprio lavoro come vuole (la mia antipatia deriva da un aspetto fortemente istintivo dovuto alla combinazione “faccia da schiaffi” e “voce nasale”).
Ma magari parliamo anche un po’ di fumetti, che dici?

Al mio ex docente di sceneggiatura Davide Costa (persona, al contrario del tipo citato prima, gentilissima e deliziosa) gli è stato commissionato di sceneggiare le idee di questo ragazzo dal futuro incerto. E così abbiamo la fortuna di poter sfogliare Le storie del mistero. Titolo in un qual modo impegnativo che – spoiler – non soddisferà la promessa.

Sostanzialmente è la storia di lui – o meglio del suo avatar – che all’interno del mondo di Minecraft, affronta delle sfide insieme a due amici (sempre videogiocatori che lo affiancano nei gameplay della vita quasi vera).
Ho detto storia, prima. Usare un termine del genere però è pretenzioso. La realtà è che sono frammenti di scene in cui incontrano creature nel panorama videoludico.

Di per sé sono anche interessanti – e scritti bene da Costa – dato dal mondo già interessante del gioco. Il problema è che loro di base muoiono… spesso.
Questo può recare confusione. Procedo a delucidazione.

Queste vicende non sono tratte da un videogioco, in cui usi personaggi e mostri e crei una storia. SONO nel videogioco. E nei videogiochi, se muori, poi rinasci (respawni, in gergo). Quindi capita che nelle vicende uno o più dei personaggi ci lascino i pixel. E quindi? E quindi nulla, si passa a quella dopo. Fine.

Non senti anche tu un’insensatezza narrativa a tutto ciò?
Senza contare che l’ambientazione è un laboratorio/prigione (?) in cui sono tenuti tutti questi esseri, ma qualcuno li ha liberati. Solo due capitoli effettivamente portano avanti un vago concetto di trama. Ma non credo di privarti del senso della vita se ti dicessi che non lo scopriremo mai. Almeno in questo volume (eh sì, ce n’è ovviamente un altro).

Il tutto si potrebbe giustificare con: è pensato per un tipo di pubblico che gioca a queste cose. Quindi un tipo di pubblico estremamente targettizzato, che però arriva a quattro milioni di compratori (e con questi numeri lo porti ad essere il volume più venduto su Amazon e non sto scherzando).

Quindi, cosa vogliamo dire su questo prodotto?
Non comprarlo. Decisamente è un’operazione commerciale per fare il grano. E la domanda che purtroppo segue e con cui si deve fare i conti è: hanno fatto bene?
La risposta è ancora più dolorosa.
Si.


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