il bus: il minuscolo è voluto.

La premessa di questo articolo è quantomeno avvincente:
Dovevo recensire Le ragazze del Pillar, ma poi ho scoperto che ho letto il secondo volume e non me ne sono neanche accorto finché non l’ho cercato stamattina sul Google. Quindi, con un sofisticato sistema di stronzate e abracadabra faccio spuntare… [immaginati che copro con un velo il fumetto sopracitato] faccio spuntaaaaare [ora immaginati che cercando di coprire il tavolo con il velo sto palesemente sostituendo il fumetto con un altro] … opla! [ora immagina che… beh, hai capito].
il bus di Paul Kirchner.
Applausi!

Questa intro – del tutto vera – un po’ assurda mi aiuta a entrare nel mood.
Perché questo fumetto è la racconta di molte strisce che hanno come soggetto e filo conduttore un bus (non so dirti se è lo stesso o di volta in volta diverso) in situazioni assurde, demenziali o paradossali. E se hai letto più di tre articoli su questo blog avrai capito che io ADOVO queste cose. Ma questo è un aspetto di cui non mi sorprenderei se non ti fregasse una mazza.

A mio avviso questo volume è la risposta alla domanda “quante cose mi posso inventare con un bus?“.
Volendo anche un esercizio di stile, che però solletica quella parte creativa di tutti noi e che andrebbe vista per espandere i soliti orizzonti dei quali parlo ogni volta che ti porto un fumetto un po’ diverso.

Guarda, non so che dirti di più.
Posso solo lasciarti delle strisce qui sotto così capisci di che parlo. Per il resto ho così sonno in questo momento che se ho fatto solo un refuso a parola mi reputo soddisfatto.
Ciao!


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