Circo e altre storie: tra cui quella del cognome al posto del nome.

Non ci crederai, ma questo articolo l’ho programmato la settimana scorsa.
E dopo aver iniziato (in un qualunque modo) parliamo di cose serie.

Junji Ito, viene considerato maestro dell’horror giapponese, facendo leva spesso su aspetti psicologici del genere. Prendi in modo oggettivo questa affermazione. Se dico che “viene considerato” non è perché io non lo creda. Non lo conosco così bene da poterlo affermare.

Sicuramente non ha fatto un buon ingresso nella mia vita.
Questo di cui scrivo non è stato il mio primo approccio verso questo Ito Junji. Nella mia smania di ampliare il mio bagaglio culturale – che sul manga era pari a quello del cestino di una bicicletta per bambine di sei anni – ho accettato un altro suo volume Il libro delle maledizioni di Soichi.
Non è andata molto bene.

Hai presente quando, per esempio, ti aspetti di bere una cosa e poi invece è un’altra? Come pensi sia latte e poi è succo di frutta. Hai quell’esperienza stranissima e pensi che faccia schifo, anche se quel succo lo hai sempre deglutito con giubilo.
Ecco uguale.
Sono partito prevenuto con – oltre la mentalità socchiusa verso il manga – pensando di trovare una trama.
C’è voluto un altro tentativo per capire cosa avevo davanti. E il tentativo è stato proprio Circo. Un’opera formata da brevi racconti che racchiudono situazioni orrifiche particolari. In generale molto interessanti (ricordiamo “maestro dell’horror”).

Se non hai mai avuto a che fare con Junji (siamo in buoni rapporti e lo chiamo solo per nome… o cognome. Non ne ho idea) tieni la mente un po’ elastica. Non tanto per le situazioni spaventose – perché anche l’horror invecchia – ma perché quasi tutte le storie ti portano fino all’apice dell’interesse in cui i protagonisti sono nel vivo del loro dramma… e poi conclude.
Così: oplà.
Finito.

Parrebbe che l’interesse sia più quello di presentare situazioni disagianti che il loro svolgimento (e la nostra soddisfazione). Tutto ciò è interessante… anche se…
Spesso mi sono venute idee per storie che mi divertono molto e poi al momento di lavorarle emergeva il vero mestiere dell’autore. Andare di pialla e piallare piallare piallare fino a storia finita. Mi trovavo a pensare, che bello se mi pagassero solo per l’incipit e poi a sgobbare fosse un altra persona.

Beh, ecco. Sicuramente ha lavorato Ito (che è il nom…gnome?) in quanto autore unico, ma dal punto di vista della trama pare non ci sia mezzo sforzo.

Ma queste sono le solite lamentele di un burbero sceneggiatore che non vedrà la metà del successo di zio Jun. Per il resto è comunque una lettura particolare.
Poi continuo a pensare che la cultura del breve manca in questo paese.
E se hai pensato a qualcosa di sessuale, vergognati! Jujiju starebbe male se lo sapesse.

Direi che può bastare.
Ciao e grazie di non avermi ancora picchiato.
Alla prossima!


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