Diapositive, aperitivo e lockdown.

Ho ricominciato a seguire il corso di teatro (il quinto anno, questo).
C’entra qualcosa il teatro in questo articolo. Scopriamolo insieme, ma già ti anticipo che no. Non c’entra un cazzo. C’entra, piuttosto, ciò che spesso accade prima del corso: aperitivo al baretto che porta tanto da mangiare. E quindi, aperitivo al baretto con tanto da mangiare.

Davanti a me una piccola finita, avanzi di cibo e nessuna briciola di patatine. Sconvolgente, vero?
Se la tua risposta a questa domanda è una faccia interrogativa con tanto di smorfia laterale lascia che ti spieghi e facciamo un saltino indietro, continuando questo articolo che nella mia testa suona come una puntata di Lucarelli.

Lockdown 2020.
Immagino che anche tu abbia sentito, o subito, dei cambiamenti in qualche modo. Mi auguro che siano profondi e migliorativi come sono stati per me. Ma che cosa è successo di preciso?
Un grosso freno d’emergenza è stato tirato a bordo del treno della vita (sì, esatto. Ciuf ciuf) e da un giorno all’altro la mia frenetica frenesia è stata bloccata, fermata, presa per il colletto e tirata indietro che non si corre nei corridoi. Ma non stiamo ad analizzare tutti i benefici che ciò ha comportato – anche, ovviamente, al mio intestino – ma qualcosa di più grande stava nascendo.

Mi piace pensare che aver compiuto i miei trenta in periodo di pandemia sia stata l’alchimia perfetta per dare un’accelerata alla mia maturazione. Prendere consapevolezza di me. Dalla regia chiedo di partire con le diapositive (se sei nato dopo i 2000 e non sai cosa siano………………………………………………………………………….. muori).

– Non c’è più birra in tavola. Prossima. *claclak*
– Ridotta drasticamente la carne (addirittura ho preso hamburger vegetariani e piadine senza kebab ma con i falafel!). Prossima. *claclak*
– Sveglia tra le sei e le sette di mattina. Prossima. *claclak*
– Esercizio fisico mattutino (questo lo reputo ancora impossibile da concepire. Eppure…).

Nonostante ciascuno di questi aspetti sia sconvolgente – e ripeto, se non gli avessi dato la giusta enfasi, sconvolgente! – dato che mai mi sarei immaginato di ridurre, togliere o introdurre taluni di questi aspetti, quello che vi sto per svelare è quello di cui ancora sento il segno. Un maturo e sano segno.
E penso sia chiaro mi stia riferendo all’aperitivo pre-teatro poco fa citato.

Non ho mai preso una birra piccola prima dei trent’anni con la motivazione che dai sui, cos’è una piccola, almeno una media (difficile controbattere a un’argomentazione del genere); non ho mangiato una sola patatina; ma, soprattutto, non ho finito tutto quello che c’era nel piatto (!!!).

Portatore, come tante altre persone, dello stendardo “piatto pulito”, simbolo del senso di colpa di lasciare qualcosa d’avanzo, mi sono sempre accinto a forzarmi di finire quanto più potessi fino al raggiungimento dello stato satollo/forse-dovrei-smettere. Per il bene dell’umanità, sacrificavo la mia salute – o presenza mentale a seguito dell’abbiocco tonante – a favore della crociata anti-spreco.

Non posso più farlo.
Questo concetto non regge. Forzarmi a mangiare mi pone solo in uno stato di malessere e in Africa continueranno a non avere quei quadratini di pizza e focaccia. Bisogna cambiare questo gioco.
Non so dirti cosa sia stato, se i trenta, il Covid, la disabitudine o tutte e tre queste cose. Fatto sta che sono molto contento di esserci arrivato. Mi sento più in pace con me stesso e un pelo più sano.

Morale della storia.
Se hai vent’anni e pensi che mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai e poi mai riuscirai a fare le cose illustrate nella diapositiva – o qualunque altra cosa che senti essere un filo dannosa – non escludere eventuali sorprese.
O meglio, non precluderti di trovarti un giorno migliore di chi sei oggi.

E chissà, magari un giorno di vedrai correre alle sei di mattina pensando “devo andare a cagare”.


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