Plunge: concentriamoci solo su questo.

Quanto ci piace Joe Hill?
Abbastanza dire. Te ne ho parlato svariate lune addietro con Locke & Key, ricordi? Se non lo ricordi il titolo non è blu a caso. Se arrivassi a trentatré/trentaquattro visualizzazioni, potrò finalmente arricchirmi di parole digitali, domare la rete, controllare ogni contenuto esistente e diventare l’indiscusso signore di stocazzo andiamo avanti.

Plunge è uno dei suoi racconti che compongono l’etichetta editoriale Hill House Comics, da lui stesso creata (come avrai notato dalla presenza del cognome nel nome…). Di questa serie, alcune sono storie sue e altre no. Non c’è Locke & Key , ma c’è The dollhouse family – la quale non ricordo di averne parlato; andrei a cercarlo ma noto con rammarico che non ho inserito la barra di ricerca in ‘sto blog.
Ottimo.

Il nostro Joe ci sa fare. Cattura l’attenzione con situazioni di tensione e panorami non banali, tipo che arriva il mostra cattivo che zac zac uccide tutti con un pelapiselli. Inoltre, noto con un certo piacere che anche il linguaggio registico è differente da Locke & Key, nel quale trovavamo quelle affascinanti – forse un tantino ripetute – inquadrature fisse per enfatizzare emozioni e ironia.

Un buonissimo prodotto di cioccolato fondente lo definirei, se ovviamente ti piace il fondente… inteso come l’horror. Horror che non definirei esagerato – considerando quello che ci passa sotto gli occhi oggi giorno – ma dalle particolari note schifizzine che fanno fare yeeeek blee gnnn cheschifo!
Mi chiedo come mai Fumettologica non mi abbia ancora proposto di scrivere articoli per loro.

Vogliamo trovare un aspetto dolente a questo Joe?
E troviamolo, su! Come in Locke & Key, ho la sensazione con il nostro barbuto amico abbia fretta con i finali. Non so dire se sia una buona scelta o meno. Effettivamente, parliamo di un prodotto orrifico e – in questo caso – una volta svelate tutte le carte – un terzo atto più lungo avrebbe trasformato la scena in qualcosa di più action.

Però è anche vero che il tutto è talmente immersivo, che mi sono sentito strappato da un piacevole divertimento. Difficile da spiegare. La stessa che ho avuto per Locke & Key.
Vabbè, in fin dei conti, l’importante che concluda bene e comunque così è stato.
Come lo è stato per Locke & Key.

In conclusione, non so se hai avuto modo di accorgerti che ho citato giusto qualche volta Locke & Key.
Non è per insistere, eh, ma avere il dominio di internet non mi dispiacerebbe. Ma non sentirti in obbligo.
Ti saluto, ringrazio e ci vediamo lunedì.

P.S: Locke & Key


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