Un corpo smembrato: la Parodi non c’entra molto.

Sarò sincero.
Sono un po’ confuso. Non voglio arrogarmi il diritto di dire che sia brutto perché temo di non averlo capito (anche se potrebbe non essere proprio un punto a favore). Ma in ogni caso partirei dal titolo.

Di Samuele Canestrari e Luigi Filippelli, quest’opera ha tutto smembrato.
Semplicemente dalla copertina che si stacca; alla storia, frammentata a degli elementi grafici – su cui vorrei tornare – tutto riprende il tema dell’essere fatto a pezzi. Ti va di vederli uno a uno questi elementi dal macabro destino? Si? No? Puoi dire di no, se vuoi. So che gli articoli di Benedetta Parodi sono ottimi in questo periodo dell’anno.

La copertina viene via.
E una volta che l’hai tolta scopri che è un poster della “protagonista”. Fine.
Protagonista è virgolettato, perché non c’è proprio questa storia. Una scultrice – la “protagonista” – un sogno, un bambino e una relazione che qualche signora cristiana definirebbe non una cosa tanto giusta, ecco.
Vorrei dirti di più, ma non c’è più da dire. Di smembrato ci sono i salti temporali che a una prima lettura – di venti minuti se proprio te la prendi comoda – non aiutano alla comprensione. Non c’è una vera e propria storia come la intendiamo noi.

Gli elementi grafici.
Probabilmente si potrebbe leggere più lentamente si ci si perdesse un minimo in questo disegno sporcato, grezzo e ruvido. Tutti aspetti voluti e apprezzabili, per rendere bene questa storia che digrigna i denti.
Ma aspetto che ho trovato assai affascinante sono – quelle che nella mia ignoranza definirò – delle correzioni sulla tavola, fatte con pezzi di carta aggiunti dopo con lo scotch. Cito la mia ignoranza perché potrebbe essere una scelta voluta aggiungerli già nell’idea originale di tavola, per accentuale lo smembramento delle cose, o una scelta voluta lasciarli nella scannerizzazione, dopo aver fatto effettivamente una correzione, sempre per accentuare lo smembramento delle cose.
Se fosse quest’ultima la scelta la troverei davvero fantastica!

Quindi, che ne si penda di questo fumetto?
Personalmente trovo che se ci si approccia come oggetto di intrattenimento, non lo si possa apprezzare. Se invece – soprattutto dopo aver letto le righe nella seconda di copertina – ci si approccia come vera e propria opera d’arte, all’ora è tutto un altro paio di maniche… di colletto, bottoni e tutte le parti che formano una camicia (o una polo, vedi tu).

Sono contento – per quanto io possa averlo apprezzato poco, convinto che se solo avessi la voglia di approfondire scoprirei cose che mi farebbero dire wooooooo – che esistano questi prodotti e vengano fatti uscire. Specialmente se sono di mamma Italia.

Il fumetto è vissuto ancora troppo poco come forma d’arte, come potrebbe essere un film d’autore, un quadro o una canzone, e ancora troppo come semplice (ma onorevole) svago.

P.S: Non ho idea se Benedetta Parodi abbia un blog, ma mi pareva divertente.


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