Pew pew, maddafakka!

Avere fede.
Si potrebbe trattare in questo – proprio in questo – articolo, di religione? Si potrebbe parlare in questo – proprio questo – blog di qualcosa al di sopra di noi che tutto regola e decide? Si potrebbe ragionare in questo – proprio questo – sito riguardo a una o più divinità?
Certo, perché no?
Non oggi, però.

Oggi parliamo di fede in senso più generico.
Ti è mai capitato di credere a qualcosa che poi si è realizzata? Ricordo che quando ho fatto il colloquio per il servizio civile, senza avere la conferma di nessuno, sapevo che mi avrebbero preso. Nonostante passassero settimane, io sapevo, che mi avrebbero preso. E così fu.
No, nessuna battutina come colpo di scena che alla fine invece no, non mi hanno chiamato. Mi hanno preso, punto. E io lo sapevo.

Ho delle teorie a riguardo, ma non vorrei stare ad annoiarti.
Pensiamo, piuttosto, al perché dovremmo avere fede. La domanda che mi cade in testa come deiezione di volatile è, perché no?
Da tempo – prima di compiere i venti – sapevo che sarei riuscito a superare certe mie turbe. La paranoia per esempio, in passato citata in questo contenitore di effimere parole, è stato qualcosa che non riuscivo a scollarmi di dosso. Eppure, sapevo che ce l’avrei fatta. E non ho smesso di provarci.

Con queste nuove abilità, con la dimostrazione che le cose possono effettivamente cambiare, posso andare in giro con i miei nuovi super poteri a salvare i cittadini della mia mente minacciati dalle terribili insicurezze.
E dal momento che mi sono accorto che non ho fatto abbastanza battute: pew pew, sparo raggi laser dalle narici mentre volo con i razzo-gomiti, pew pew!
SUPERPOWA!

Oramai è da tempo che ci conosciamo, dico bene? Quanti articoli avrai letto? Sette… otto? Forse addirittura dieci. Praticamente sai già a cosa sto pensando domani. Posso dirti tutto.
Sono molto felice.
Sono felice di aver trovato – creato – quegli strumenti che da tempo cercavo e, come umanamente capita a chiunque, ho temuto di non impugnare mai. Sento che finalmente posso portare avanti i miei progetti e sconfiggere quella nebbia di fallimento che mi respirava in testa.

È un momento di euforia, capisco che sia difficile da accettare.
Decisamente è più interessante quando parlo dei miei fallimenti o la mia incapacità di riempire la tazza del cesso. Però, dopo tutto il tempo e la fatica e lo sconforto e la frustrazione, ce l’ho fatta. Ce. L’ho. Fatta. Ho preso il phon e cominciato a disperdere la nebbia.

L’unica cosa che posso fare per non lasciarti con la sola delusione tra le mani, è dirti:
Se vuoi puoi chiedermi come ho fatto.


2 risposte a "Pew pew, maddafakka!"

    1. Ciao!
      Scusami per il ritardo, ma il fatto che nessuno mi caghi quando faccio una domanda o una richiesta non mi sprona a controllare che ci siano commenti.

      Se mi chiedi come ho fatto a scrollarmi di dosso il senso di fallimento ti risponderei così: con calma.
      Sapevo che c’era un modo e ho cercato dove potessi trovare una soluzione; quindi ti direi che sono serviti i quattro anni di terapia, la lettura di libri sul raggiungimento di obiettivi e il lanciarmi ancora e ancora e ancora in progetti nuovi finché non ne fossi riuscito a portare avanti almeno uno.

      Forse il consiglio più utile che potrei dare è quello di ripetersi ogni volta: “So che c’è una strana per riuscire a stare bene con me stesso. Non importa quanto ci metterò, continuerò a imboccare ogni via, provando ogni cosa che penso possa aiutarmi, fino a trovarla.”
      E così è stato :)

      "Mi piace"

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