Una silente minaccia (inodore).

Ieri, domenica, ho fatto una cosa che non penso di aver mai fatto.
Ma prima di comunicartela ci faccio un sacco di giri in torno facendoti pensare che sia una gran cosa, quando in realtà non è poi così grande. Però, mi raccomando… cerca comunque di tenere una faccia stupita, come a Natale con i regali, ok?

Ho giustamente detto che non penso di aver fatto perché c’è una buona probabilità che in realtà sia successo, ma non gli ho mai dato la giusta attenzione. O forse davvero non è mai accaduta.
Tutto comincia dalla cosa che in passato avevo difficoltà a non programmarmi le cose da fare. Quindi poteva essere una bella domenica – come quella di ieri – e rimanere in casa perché non avevo programmato nulla.

Mentre tutti i nonni del mondo uscivano a nutrire piccioni dalla loro rigata postazione al parco; mentre giovani decidevano di prendere la macchina e giungere sul monte più alto per farsi le cannette (eheh… cannette); mentre stormi di gabbiani trovavano ottimale il momento per decidere di librarsi spensierati nel cielo e bombardare di escrementi i bambini muniti di gelato…
Io guardavo dalla mia finestra sporca il mondo girare.

Ieri sono andato al sushi e non era programmato.
Esatto. Questa è la grande cosa, tradito forse dall’immagine di copertina. Andare a mangiare fuori in un ristorante senza aver preso prenotazione e sentito la voce al telefono di una persona che non comprende bene il mio nome. E dunque arriviamo a un bivio reazionale:

O pensi: “Beh, sì. Cazzata. L’aveva anticipata ed eccola la cazzata. Ma forse la cazzata più grossa la sto facendo io che mi ostino a leggere questo articolo“.

Oppure sei come me!
Vieni, abbracciamoci, noi che comprendiamo le difficoltà reciproche. Che il mondo non ha senso se non hai trasformato in Arlecchino il tuo Google Calendar. Che la vita è più tranquilla se dietro le sbarre di un’organizzazione precisa al minuto. Che entrambi sappiamo che c’è là – all’orizzonte, tra prati e negozi – un posto chiamato serenità, in cui puoi uscire senza avere una meta, guardare l’orologio o rispondere agli ottantun messaggi del gruppo WhatsApp, Tonino Fruttivendolo.

Vieni e abbracciami e se fai fatica a superare tutto ciò, guardami negli occhi. Fissi nelle pupille. Fatti avvolgere dal nero, calmo e consapevolezza di stasi. Fermati un secondo e ascoltami…
Sì, si può. Da questa prigione si può evadere. E non stare ad ascoltare quella voce che graffia parole come “Si, ma come faccio a…” e continua a perderti nell’oblio che ti offro. Sì, si può evadere e se ti chiedi come faccio ad esserne sicuro posso solo risponderti con questa telefonatissima frase:
Ieri a pranzo sono andato al sushi senza prenotare.


P.S: Capisco che il titolo, abbinato al sashimi, possa far pensare che stessi parlando del mio intestino, peti e magari intossicazioni alimentari, mentre invece scavavo nelle profondità della mia psiche analizzando rigidità con affliggono l’essere umano moderno. Ma volevo solo un bel titolone clickbait per arrivare a cinquanta visualizzazioni e potermi comperare i cotton fioc.

P.P.S: Tonino Fruttivendolo esiste davvero… come gruppo Wa. ma mi auguro proprio che esista anche come persona!


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