Sacro e profano: e tutti i sinonimi di seni.

Come dicevano gli antichi: tira più un pelo di buoi che un carro di… buoi.
Come mai vado a rispolverare i detti popolari di una volta quando ci si divertiva con il pampano o una capra non troppo veloce? Perché, da come si può notare dalle zinne in copertina, parliamo di un fumetto che qualcuno definirebbe erotico.

Mirka Andolfo, fenomeno nel settore, basta che si soffi il naso per vendere una tavola intitolata “Muco su tela”. Le bocce e gli argomenti zozzarelli hanno sempre attirato dalle prime luci della masturbazione, e Sacro e profano è – credo – la sua prima opera che si affaccia su questo aspetto (non ho una gran voglia di documentarmi su cosa ha pubblicato prima o dopo; non ci serve per l’analisi).

La prima cosa che mi viene in mente di discutere è il fatto se sia davvero “erotico” come genere.
Un discorso inutile, ne convengo, ma può essere interessante. Perché, personalmente, giocare solo su doppi sensi, disegnare un décolleté abbondante e utilizzare parole sconce – nella mia testa – non me lo fa rientrare nella categoria… anche se sono certo ci sia una definizione di Wikipedia pronta a smentirmi.
Se ti dovessi chiederti cosa, per me, rientra in tale girone peccaminoso, mi verrebbe da dire: un fumetto che stuzzica un certo tipo di pensiero. Cosa che personalmente non mi è capitata (saranno i trenta troppo vicini ai novantanove?). D’altro canto, abbonda molto di più – oltre alle zizze della protagonista – l’ironia tra le vignette.

Ma ripeto… ce ne frega realmente qualcosa?
La risposta è sempre no. In linea di massima, un fumetto non lo si giudica dal genere. E a me, come fumetto non è piaciuto tantissimo. Vero è che potrei essere mosso da quella leggera invidia che nutro verso tutti gli autori e autrici uniche che se la cantano e se la suonano, per poi ritrovarsi alle fiere a impregnare la carta di schizzi di inchiostro e muco (su tela).
Quindi provo a fare una riflessione il più oggettiva possibile.

A parte l’incipit e il desinit, tutto il resto del corpo sono tavole – gag – autoconclusive.
Di per sé, il tutto si regge su da solo (e qui possono partirti diversi doppi sensi nella mente, per esempio: un treno giapponese che scorre su rotaia magnetica… oppure un pene). Non fatico a dire che il prodotto in generale è solido (pene), ma trovo la comicità è un pelo sciapa.
Per carità, gusto mio personale eh. Sono cresciuto con Rat-Man. E quindi, quando mi si fa una battuta dicendomi che quel vibratore è stato usato come frustino per sbattere le uova, non mi viene molto da ridere. Ma, ripeto, sono io.

Fare comicità sul sesso è facile tanto quanto farla sui problemi intestinali – sì, è un’autocritica -, quindi perché non provare qualcosa di più azzardato? Gran parte delle battute finali sono telefonate – a parte due che mi hanno fatto effettivamente ridere. Lettura certamente veloce e snella, ma ho avuto l’impressione che quell’oretta io l’abbia persa.

Però, ripeto, di nuovo, probabile sia invidia.
Se sapessi disegnare le tette non starei scrivendo un blog su fumetti con le tette, ma probabilmente starei usando Siffredi come modello per un appendiabiti di design.

Con questo è tutto.
Spero che i/le fan della cara Mirka non si indignino troppo. Spero sappiano che voglio bene loro, anche se non conosco la taglia di mammella che portano (femmine e maschi indifferentemente).
Cia’!


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