Quante briciole hai nella testa?

Quando hai troppe cose da fare, come fai?
Come ti gestisci il tempo o come lo organizzi? Come capisci da cosa iniziare e come fai a non farti prendere dal panico? Io, fortunatamente, sono riuscito a gestirmi, anche se è un problema che torna, a volte (come stamattina… e infatti ne parlo).

Ora che non sono più educatore quello che mi capita di avere sotto gli occhi sono una serie di piccole cose – anche molto divertenti – da fare, che mi sono dato da solo, che corrono all’impazzata urlando nomi di pornoattrici per richiamare la mia attenzione (sto scherzando, non è vero… camminano soltanto).
Io le chiamo briciole sul tavolo. Potresti metterti lì è pulirle una a una – talvolta anche più contemporaneamente – con la stessa facilità del togliere, appunto, briciole da un tavolo.

Ma il cervello comincia a dare di matto e, con indice pensieroso che preme sulle labbra, comincia a dirti: “Partiamo da quella del biscotto della colazione di ieri o con quelle tre del pane? Oppure se preferisci diamo subito una spazzata a quelle dei cracker che si fanno rapide, poi passiamo a quella del biscotto e infine ai grumetti di zucchero del pandoro, eh? Oppure prima pandoro, che sono più ingombranti, poi cracker, poi biscotto e infine quel pezzo che spero sia cioccolato. Oppure, sai cosa, diamo fuoco al tavolo, andiamo alle Maldive e apriamo un negozio di tavoli. Cosa te ne pare?”

Se mi avessero detto di limitare le parole da usare per esprimere il concetto qui sopra, mi sarei limitato in: la confusione mi blocca. Ma siccome se c’è un motivo per cui riesco a tenerti ancorato nel leggere gli articoli sono queste stronzate, mi sono visto un po’ costretto.

Ma andiamo alla soluzione!
Questo è un blog (tendenzialmente) positivo e quindi non regaliamo sogni concreti, ma false soluzioni. Io personalmente adotto il metodo Vai a lavare i piatti. In cosa consiste il metodo Vai a lavare i piatti? Il metodo Vai a lavare i piatti consiste nel avere tutta la roba nel lavello – forchette, bicchieri, padelle, pentole e, ovviamente, piatti – pronti per essere rimessi in sesto. A questo punto mi chiedo, da cosa dovrei cominciare?, e il mio cervello mi risponde: “Che cazzo ci stai a pensare? Comincia o vieni menato dai coinquilini!”

Non importa da cosa comincio. L’importante è farli tutti… velocemente.
Quindi mi metto li e comincio. Tendenzialmente preferisco iniziare dalle posate: mail, pulizia della camera, lettura di un capitolo; cose che non mi implicano troppo tempo e si fanno senza che infici il resto. Poi passo ai piatti che posso mettere in ordine in fila: articoli, soggetti per storie, sceneggiature; ho un tempo preciso per svolgerli e so quanto mi occupa. Infine tutto quello che c’è di largo e che posso mettere sopra, che se le avessi fatto prima mi avrebbe ingombrato lo scolapiatti, come pentole e padelle: chiamare i ragazzi dei progetti che sto editando per sapere se va tutto bene, decidere riunioni per messaggio e organizzare eventi.

Sì, insomma. Il segreto e non stare a pensare a tutto quello che c’è da fare nel complessivo e fare una cosa alla volta. Non è semplicissimo, se hai una mentalità caotica e creatività come la mia. Però, piano piano, si abitua e il cervello non sta più a chiederti duemila cose, ma solo una:
Da cosa partiamo?


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