Strangers in Paradise: l’impiego comunale.


Questo è un prodotto strano.
E ti dico subito il perché: è una serie che adesso puoi trovare in questo volumozzi – di cui io, per ora, ho letto solo i primi due – e la trama posta in un modo che qualunque corso o scuola di sceneggiatura ti sconsiglierebbe di emulare. Le vicende delle due protagoniste si intrecciano tra passato, presente e futuro senza una vera e propria logica e non c’è uno scopo principe. Come guardare una sitcom.

Quindi è un totale fallimento? Probabile che c’è chi dice che sì, lo è. Troppo confusionario.
Per me no. Assolutamente. Un’opera pregna di fascino e dai molteplici aspetti interessanti. Così tanti che è difficile partire da uno… ma proviamoci.

Il primo aspetto a incuriosire è vedere come ci siano due piani, ben distinguibili, ma legati perfettamente tra loro: quello della sentimentalità, emozioni palpabili tra i vari personaggi, esplosive emozioni e amori – come non citare l’amore! – e azione, anche bella corposa.
Non riesco a pensare ad altri albi che riescano così bene a mescolare questi due aspetti, non come Martini del signor Bond (una citazione questa di cui mi sono accertato prima su Wiki). Non vorrei dirti nulla per non fare spoiler, ma poi penso che, anche se volessi, sarebbe difficile farlo. Un po’ come se dovessi spiegarti a che punto siamo arrivati in Beatiful.

Altro aspetto molto accattivante è la capacità di quell’impiegato comunale del signor Terry Moore (cioè, dai! L’hai visto in faccia?). Ha un modo sempre fresco di raccontarti le sue storie, talvolta grattandoci sopra anche una spolverata di assurdo, così, giusto un velo.

In questa particolare opera fa anche un’altra operazione strana. Di tanto in tanto – non spesso – ci mette due righe di prosa che ti accompagnano nella narrazione qualche pagina. Anche se ammetto che mi sono ritrovato a pensare “ma io voglio leggere le cose con le immagini!”, penso sia una buona trovata per velocizzare quei punti – specialmente quelli con dialoghi esplicativi – che altrimenti avrebbero visto o troppe tavole con troppi balloon o troppe tavole senza.

Ma la riflessione più strana di tutte che mi ritrovo a fare del suo modo di sceneggiare si riassume in: ma quanto è femminile? Ad affermarlo mi sento a disagio perché temo sia una dichiarazione maschilista, anche se non so in che modo. Però lo sento.
Tratta i personaggi femminili – e questo me lo ricordo anche in Echocon una delicatezza senza essere scontato, che mi fa affezionare di brutto. Il disagio di fare affermazioni del genere è dato anche dal fatto che – oltre la spolverata di assurdo – troviamo anche un pizzico di erotismo, a mio avviso.

Si fermino i soggetti maschili inclini all’acne e cessino la sudorazione!
Non è assolutamente un fumetto erotico. Però c’è qualcosa, tra il disegno e le situazioni, a volte molto divertenti, che propone ad avere quel qualcosina che… zicchete!
E se avvicini tutto questo a una sua foto, che – diciamocelo – sembra un po’ un piccolo pervertito oltre che impiegato, mi disturba un po’. Ma è assolutamente un pregiudizio di chi non sa una mazza, come al solito. Era così giusto per parlare.

Nel complessivo, secondo me, è una serie da comprare, leggere e studiare su più livelli.
Ora chiudo con queste riflessioni che scrivere questo articolo mi è costata fatica e non so bene perché.


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