The magic order: e le velocissime lasagne americane di zia Rosi.

Americano.
L’unica parola che mi viene in mente pensando a The magic order. Che non è un insulto… non in questo caso per lo meno. Solo una caratteristica dello stile del fumetto e del caro Mark Millar, che è un bel gingerino. Anche se ammetto che spesso ho dialoghi in fumetteria di questo tipo:
“È di Millar.”
“Miller?!”
“No, MillAr.”
“Ah.”

Sono gusti, che ci vuoi fare?
Comunque…

Americano perché fa zwip zwop, zuppetino!
E ci piace, perché sono belli i disegni di Olivier Coipel, perché ci sono scene interessanti e dinamiche. Perché mostri e sangue e magia e paura Potter? e intrighi e tradimenti. Tutto molto spettacolare e… americano.
(So che lo sai. Ora arriva la critica secca, non temere.)

Solo che è tutto dannatamente troppo troppo troppo – troppo – troppo (troppo) troppo veloce.
Ed è per questo che dico che è americano. Americano all’ennesima potenza. Americano alla americano, che fa americano al quadrato – forse, probabilmente è sbagliato ma in matematica avevo di media americano meno meno.

Di tutto quello detto prima – tutte cose vere e belle – che la storia può restituire è tutto veloce. E ho avuto l’impressione che fosse solo fatto per avere il famigerato cool factor o wow factor o l’hai visto passare? factor.
In sostanza solo per creare momenti epici, ma tralasciando la forza narrativa. E ti mi dirai qualcosa del tipo… eh-ehm!… ma se io voglio leggere qualcosa che mi piaccia solo esteticamente gnegnegne?
Hai ragione, ma ciò non mi impedisce di lamentarmi sul mio blog. Posso?
Grazie.

La frenesia di questo fumetto ti lascia la sensazione di aver starnutito a bordo pista della Formula 1.
Ti passa sotto il naso che quasi non te ne accorgi. E, dimmi tu, come faccio io a rimanere estasiato da un plot twist, da un segreto svelato, da un assassinio, se non mi sono affezionato ai personaggi o se non ho assaggiato le lasagne di zia Rosi? (Niente. Le lasagne non c’entrano assolutamente niente. Non chiedere).

Guarda, un peccato.
Lo sto sfogliando ora ed è proprio un peccato. Perché c’è roba potenzialmente memorabile – e non voglio dirtele per non fare spoiler – però sbrot, cagate lì come stronzo su Ferrari.

C’è anche la possibilità che non abbia letto il primo volume (di nuovo).
In questo caso fai finta di non aver mai visto questo articolo e ci becchiamo domenica a pranzo da zia Rosi come se nulla fosse successo, ok?

Cia’.


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