Odio Favolandia: intrattiene di più una scimmia con i piatti.

Qui sicuro, ci sarà gente che mi vorrà male.
Ma questo è il lavoro che mi sono scelto e qualcuno dovrà pur farlo, no? Parliamo di Odio Favolandia (vol. 1), il fumetto che quel bontempone di Skottie Young ha donato al mondo arricchendolo di colori e nient’altro.

Non mi saltare subito al collo.
Ne ho solo uno e viene spesso minacciato d’esser riempito di escrementi. Non dico che non sia un bel prodotto, visivamente. Il disegno è accattivante e il suo stile si sposa perfettamente in questa rocambolesca avventura splatter dai toni favolistici.
Nulla da dire sul reparto grafico.

Carino anche l’incipit, di una bambina che rimane bloccata in un luogo del genere per anni e non riesce a uscirne, diventato una psicopatica adulta legata a un corpo di bambina… esattamente l’opposto di quello che è successo a me.

Quindi arrivo al punto focale di questo articolo.
Può un fumetto essere realizzato con il puro e goliardico pretesto di far vedere morti atroci e budella che decorano gli interni come le più antiche tradizioni tribali, quando gli interior design cagavano nelle grotte dove dormivano?

La mia risposta è un genuino sì.
Me ne posso stare e approcciarmi a questo volume con lo stesso spirito che ho per qualunque film Marvel: intrattienimi come bambino davanti a una scimmia con i piatti che ride perché, ahah!, guarda com’è buffa!

Però – per quanto mi riguarda – non è successo.
Questo a causa di un aspetto principale. Alla fine di ogni capitolo ci viene presentata una sfida sempre più temibile. Ma non importa quanto la difficoltà sia alta, la protagonista Gertrude riuscirà a sconfiggerla. E fino qui nulla di strano, è la base del fumetto. Quello che a me scazza è che questa sfida, non si vede!

Il cuore di questo fumetto dovrebbe essere vedere la cattiveria sprigionata da questa bimba e ossa usate per giocare a shangai. Invece è più simile alla rapina di Le iene. Un aspetto centrale. Senza di questo ci rimane un sadismo verso le creaturine paffutine, ma dopo la terza uccisione ingiustificata il pattern mi stucca un po’. Personalmente una delusione.

Per fare un passo indietro: ho pensato che, se si fosse visto ogni singolo combattimento, la storia si sarebbe parecchio allungata. Ma è una serie! Il problema dello spazio è notevolmente ridotto.
Guarda, davvero. Un’amarezza.
Magari nei volumi dopo cambia un po’ il registro e queste prime pagine sono solo un’introduzione. Per ora rimane solo l’amarezza (una ripetizione ponderata).

Probabilmente sono lagne da sceneggiatore e – come al solito – se avessi un’opinione diversa sarei felice di ascoltarla.
Cia’.


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