Prendi l’arte e mettila…

Si può vivere d’arte?
Una domanda che in un momento – in preda alla follia che ogni tanto mi capita e mi fa vedere il mondo attraverso le lenti del “Che cazzo dici, Gimmi?!” – ho fatto a diverse persone, seguita da una lunga descrizione di cosa intendevo con questa domanda, cercando una sincera risposta.

[Tra queste persone anche una ragazza che a malapena conosco e che per qualche strano motivo non mi ha più risposto. Tutto ciò è successo quando avevo il brutto vizio di considerare tutte le genti come amici di vecchia data. A mio favore, però, il fatto che non ho mai ricevuto denunce].

E come feci con loro, faccio anche con te, perché è una domanda che mi affascina molto.
Ma chiariamoci subito. Intanto, non è proprio corretto porla così, perché pare “si piò guadagnare abbastanza per vivere con l’arte?”. Ovviamente la risposta è… no (Badum cha! Dopo questa ecco il premio alla battuta più banale sull’arte. E va a… Arturo Beglianzoni, con la sua “prendi l’arte e mettitela nel culo!”. Per celebrare la vittoria porremo nel titolo dell’articolo parte della battuta, giusto per ingolosire l’occhio affamato di belle cose).

Scusa. Oggi mi perdo facilmente. Dicevo…
Non parliamo di un mero fatto economico e – ovviamente – nemmeno di un fatto, per così dire, “nutrizionale”. Facendo arte non si sopravvive, siamo tutti d’accordo. Anche se… oddio… non era Van Gogh che si mangiava i suoi colori?

Quello che intento non è un fattore di sopravvivenza, ma di vivenza (termine coniato ora e che si sposa estremamente bene con il concetto espresso, per quanto cacofonico). La vita in senso lato, pieno, artistico appunto. Noi non sopravviviamo, ma viviamo e in quanto tale riempiamo la nostra esistenza di esperienze e sentimenti e emozioni che con la sopravvivenza hanno poco a che fare!

Quindi la domanda potrebbe essere mutata in: “Possiamo circondarci di arte?”.
Ma ciò implicherebbe che è attorno a noi, ma non interagiamo con essa. Non ne facciamo parte.
Invece la nostra vita dev’essere legata all’arte, in risposta alla domanda che – porco cazzo! – non facevo così difficile da trovare tanto da dilaniare in molteplici paragrafi questo articolo!

Possiamo respirare arte?
Una domanda che non commenterò, dato i miei vecchi articoli che parlano di flatulenza.

Ecco, forse ci sono!
Possiamo vivere l’arte? Banalotta forse come domanda, ma è questa. L’arte si piò vivere?
E parlo di qualcosa di più che “semplicemente” lavorare a un progetto artistico. Anche di più dall’andare al cinema, teatro, concerti o a leggere articoli interessanti sulla flatulenza.
Parlo di svegliarsi in un altro appartamento. Inventare poesie per gioco insieme agli amici. Disegnare con i piedi. Ubriacarsi la mattina. Andare a messa per la prima volta. Rimanere bendato un giorno intero. Fare il mendicante per un mese in un altro stato. Comprare un Gratta e vinci e non grattarlo mai.
Tutte queste cose, o forse nessuna di queste, forse sbaglio. Forse è di più, ma capisci che intendo?
Un argomento tanto complicato quanto – forse – inutile.

Penso che continuerò a ragionarci per cinque anni buoni prima di arrivare a una conclusione (consiglio di non aspettarmi). Nel frattempo, se hai una lettura da suggerire scrivimelo pure da qualche parte che sono tremendamente curioso.
Nel frattempo ti saluto e ti rimando a lunedì propssimo, in cui parleremo di cacca, scorreggie e di come non ho mai superato la fase anale di Freud!
Ciao.


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