Detective Capibara: e qualcosa di assurdo.

Oggi mi trovo nuovamente in difficoltà.
Mi sono impelagato in una di quelle situazioni in cui parlerei con tono critico di un prodotto nato dalla bontà, dalla dedizione e dalla passione di un giovine che pubblica con un’autoproduzione (se si può dire così). E a me non piace criticare questo genere di autori, perché vorrei incentivare l’acquisto di tali prodotti e non il contrario.

Quindi cos’ho fatto?
Gli ho scritto su Ig spiegandogli il mio punto di vista e chiedendogli se posso parlarne. Ed ora sono qui a scrivere l’articolo, ma nell’attesa che Piero Bulzoni mi risponda, asciugandomi una lacrima, dicendomi: “Non ti preoccupare figliolo. La vita è piena di burro e io non so esattamente cosa direi in questi casi perché non mi conosci. Ma puoi continuare a inventare parole che non dirò mai se ti serve a prender tempo”.

Assurdo.

Temporeggiando intanto ti dico che Detective Capibara è forgiato dalla Slow Comics, realtà indipendente di cui in passato ti ho già parlato. Aspetta fammi perdere altro tempo andando a cercare gli articoli che… ecco… aspe… è questo?… no… non è neanche questoquest’altro decisamente no… Oh! Eccoli qui… 50 sfumature di tette e Drago Droga & Grifone Ingrifone.

Ok. Mi sta rispondendo, ma non mi ha ancora detto che gli va bene.
Però replica alle osservazioni che gli ho fatto io sulle strisce comiche del Detective. Che sono:

L’umorismo dell’albo è piuttosto semplice. Ricordano bene quelle strisce che si trovavano su riviste e giornali. Messe insieme paiono – grazie anche ai colori e al tipo di disegno – un prodotto per bambini. Nulla di male in ciò! Anzi…
Il fatto strano avviene (per me) quando subentrano le tematiche adulte come alcolismo, tradimento o crimini peso come l’omicidio. L’umorismo e le tematiche quindi cozzano un po’ e non riesco a inquadrarlo.

E quindi lui mi ha risposto (copiaincollato) così:
Quello che posso dirti sinceramente è che il prodotto nasce come divertimento personale, senza un target specifico.
Lo so che non è ottimale per piazzarsi sul mercato, ma è il modo più efficace che al tempo delle prime strisce ho trovato per esprimere un certo tipo di umorismo “piccolo” e, se vogliamo, “ingenuo” che era ciò di cui avevo bisogno all’epoca.


E poi ancora:
Poi il mondo si è evoluto un po’ da sé, a volte prendendo svolte più “efferate”, a volte ancora più infantili. Essendo in un contesto “libero” come quello dell’autoproduzione al momento la mia premura è che i personaggi abbiano una loro voce che possa incontrare il pubblico più vario possibile: alcuni adulti a quanto pare ne sono divertiti, altri giustamente lo trovano acerbo o non per loro.
E a tutti i genitori invece mostro le scene più “scomode” avvertendoli di certe tematiche, che penso comunque siano trattate con una certa accortezza, in modo da non essere un vero e proprio “trauma tematico”.


Non ho mai scritto un articolo in queste condizioni. Sono gasato!
Comunque… cosa impariamo da ciò?

Che a Piero piace l’uso delle virgolette, che scrive bene con una buona punteggiatura e ci insegna che nella vita bisogna fare ciò che piace e vaffanculo a quell’anziano che ti dice “vai a lavorare”. Ma vai a guardarti un cantiere, nonno di merda!

Quindi, nonostante il mio personale parere, ti invito a sostenere – come al solito – le realtà indipendenti. In questo specifico caso anche di comprare, leggere e, soprattutto, andare dal signor Bulzoni e dirgli cosa ne pensi. Perché ci tiene a saperlo. Ma non gli devi dire delle mezze verità perché c’hai l’imbarazzo e temi di essere cagaminchia. No no. Vai lì e lo bombardi di critiche (costruttive) e insulti (costruttivi). Così: bam bam bam – immaginalo con un gesto della mano incisivo – bam bam bam!
I sani autori – quelli che sono aperti alle critiche e ai cambiamenti per migliorare – hanno bisogno di opinioni sincere.

Spero di non aver fatto dei danni e aver titillatoti una curiosità pruriginosa che soddisferai solo spendendo qualche euro in una giovane ambizione.
Ti saluto lasciandoti al consueto Post Scriptum.
Cia’.



P.S: Davvero una roba del genere non l’ho mai fatta. Assurdissima! Ma se ti piacesse rivedere questo tipo di formato a semi-intervista commentamelo che ci faccio un pensierino.


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