Drago Droga & Grifone Ingrifone: nulla da aggiungere.

Premessa:
Ieri sera sono andato a Torino per un Open Mic (come serata possiamo dire che è andata… “formativo”) e sono tornato a casa alle tre di notte. Essendo quindi alzatomi all’orario abituale, non farci troppo caso se scrivo frasi sconnesse o a un certo punto rimane una lettera ripetuta – probabilmente mi sono addormentato con la faccia sulla tastiera. Detto questo…

Mettiamo un po’ d’atmosfera.
Stavo girovagando per il mondo del Lucca Comics per cercare, non Pokemon, ma il mio frutto proibito preferito. La papaia… e anche i fumetti autoprodotti. Possibilmente underground e belli maturi. Non so dirti esattamente il perché di questo leggero feticismo, ma più sono brutti, inutili, fini a se stessi, e più sento di doverli comprare.
Un disturbo cognitivo?
Non lo sapremo mai.

Quindi mi trovo davanti a questo bel librino dal titolo troppo lungo da riscrivere oltre al titolo dell’articolo, della Slow Comics. Non è che ti debba stare a dire quello di cui parla, se non che sono episodi in tavole autoconclusive di due personaggi di cui il nome dice già abbastanza molto tutto. Quello su cui mi piaceva soffermarmi a pensare è proprio il concetto sopracitato.

Personalmente non amo la comicità schietta e volgare – alla Scary Movie – con quella comicità da “Pupù Popò ahahah”. Non che voglia giudicarla, ma sento che non c’è il minimo sforzo a voler comporre una battuta, una situazione comica, minima, ma la tendenza sia rimanere sul facilone. E qual è la differenza tra un film che fa ridere gli adolescenti (non solo anagrafici) e un fumetto con grifoni turgidi e draghi vomitevoli?

Per me tutto.
Fumetti del genere mi danno l’idea di essere talmente fini a se stessi, con una comicità volgare e un disegno così abbozzato, che fa il giro, diventa grottesco e si innalza ad arte.
Si esatto, hai letto bene.
A – R – T – E.

A mio avviso la sua ironia è la stessa di quando sono con amici e faccio una battuta brutta – consapevolmente brutta – ma l’enfasi che si mette alla fine della serie “hai capito vero? Perché è lui che ha fatto un peto” che fa la differenza. DD&GG per me ha questo effetto ironico non del tutto scontato.

L’autore ha fatto una scelta del genere ponderata, pensando di essere dissacrante nello smontare la sacralità del fumetto utilizzando i mezzi più bassi che conosceva? Può darsi. Anche se sospetto, in realtà, che volesse disegnare solo grossi peni e liquidi vari. Ma sta proprio qui il punto che secondo me porta ad A – R – T – E il tutto.
Ma ho già spiegato questa cosa in un altro articolo [di cui puoi trovare QUI la prima parte, ora con il 30% di grassi in meno!]

Con ciò ho detto tutto.
Ti saluto e ti lascio con la simpatica gag di me che mi addormento con la fajgybhyhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh (ecc ecc…).


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